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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 20 - 19 dic 2012
ISSN 2037-4801

Editoriale

La crisi? Seria, ma non è la fine del mondo

La situazione socio-economico preoccupa molti, se non tutti, e tocca alcuni in maniera drammatica: secondo l'Istat un italiano su tre è a rischio povertà. È quindi più che comprensibile l'ansia diffusa, di fronte a una situazione pesante e incerta che, come indicano alcune stime circolate nei giorni scorsi, nell'anno alle porte si protrarrà ancora.

Questo stato di cose ha portato, negli ultimi tempi, alla diffusione di tanti commenti e valutazioni di tenore 'apocalittico', a partire da quelli riguardanti la famigerata 'profezia dei Maya' secondo cui il 21 dicembre 2012 segnerebbe la 'fine del mondo'. Ne scriviamo con l'assoluta tranquillità che anche il 22 dicembre questo numero dell'Almanacco della scienza sarà on line, ma ci sembra giusto riflettere su come il clima di bilancio e previsione che inevitabilmente accompagna il fine-inizio anno, questa volta, si sia colorato di particolari sfumature escatologiche.

Indubbiamente, la crisi in corso è particolarmente pesante: non solo per le sue conseguenze dirette, cui accennavamo in apertura, ma anche perché mette effettivamente in crisi alcune certezze sul predominio 'occidentale' a livello planetario, sul modello di sviluppo finora perseguito e sulla 'automatica' progressione del livello di benessere. Il rapporto 'Global trends', tra gli altri, ci avverte che nel 2030 la Cina, seguendo gli attuali trend di sviluppo, sarà la prima potenza mondiale sul piano economico, scavalcando gli Usa che però manterrebbero il predominio tecnologico. L'Asia 'peserà' sui mercati globali più di Europa e America messe insieme.

Il vertice di Doha ha poi rinfocolato, per usare un termine in tema, gli allarmi sul clima e sul global warming, con preoccupanti previsioni di aumento delle temperature. Diverse metropoli stanno valutando nuovi sistemi di difesa, sia per l'eventualità di un conseguente innalzamento dei mari, sia per i recenti episodi di eventi estremi da cui sono state colpite. C'è però da dire che anche la Conferenza convocata in Qatar non ha, come già i precedenti incontri sui cambiamenti climatici, assunto le decisioni nette che molti auspicavano: l'accordo vede infatti le assenze di alcuni paesi fondamentali e diverse scappatoie alle misure concordate, in un'ottica ancora 'transitoria'.

È curioso, contraddittorio e indicativo come gli uomini continuino da un lato a differire la condivisione delle scelte che reputano necessarie a salvaguardare il loro futuro e, dall'altro, ad appassionarsi agli scenari che delineano futuri disastri. Sotto questo secondo aspetto, il periodo recente non ha certo fatto mancare gli spunti: da saggi scientifici come 'La fine del mondo' di Telmo Pievani (Il Mulino) a opere di impostazione più filosofica come 'Apres la fin du monde. Critique de la raison apocalyptique' del francese Michael Foessel. Di contorno, infinite iniziative ludiche, siti di informazione, pubblicazioni di vario genere, articoloni e servizi sui mass media, persino veri e propri casi di psicosi.

In questo scenario, e in una posizione particolare, si inserisce l'uscita per Rizzoli di 'Pianeta Terra ultimo atto' di Mario Tozzi. Il nostro ricercatore ha strutturato il libro sul piano narrativo attingendo ad alcuni escamotage della fascinazione 'apocalittica', per spiegare però concretamente che i rischi di disastri futuri, quanto meno in termini di esaurimento delle risorse naturali, dipendono esclusivamente dal nostro comportamento e dal nostro rapporto con l'ambiente. Mentre le profezie tipo Maya sono da considerare mere 'bufale', come Tozzi ribadisce anche nella puntata del suo programma 'Atlantide' su La7. In onda, ovviamente, il 21 dicembre.

Concludiamo con una considerazione: sarebbe molto bello se noi umani cominciassimo ad avere maggior rispetto di noi stessi, del prossimo e del pianeta in cui viviamo non per la paura di scomparire, estinguerci, morire di fame o affogati, ma perché è giusto farlo. Le festività di questo periodo, in fondo, dovrebbero servire soprattutto a farci riflettere su questo: come credenti o laici, l'occasione per migliorarci è sempre davanti a noi, all'inizio di un nuovo anno o di un nuovo giorno. Molti auguri e buona lettura.

Marco Ferrazzoli