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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 15 - 3 ott 2012
ISSN 2037-4801

Editoriale

La vita non è un click

In questi giorni, dal 4 al 7 ottobre, si tiene l'Internet Festival di Pisa, la città dove esattamente 25 anni fa nasceva il primo dominio '.it': cnuce.cnr.it. Sono già due buone occasioni per rallegrarci, in un periodo che non ne offre molte, alle quali ne possiamo aggiungere una terza: un'indagine tra le microimprese italiane svolta dall'Istituto Pragma per conto del Registro.it, l'anagrafe dei domini italiani gestita dall'Istituto di informatica e telematica (Iit) del Cnr, rileva come internet e il suffisso italiano abbiano aiutato la visibilità e anche il business di queste aziende (da 1 a 9 addetti).

"In tempi di crisi, due segnali positivi e indicativi di come in rete, con investimenti relativamente contenuti, ci siano ancora margini di incremento del proprio giro di affari", commenta Domenico Laforenza, direttore dell'Iit-Cnr e del Registro. L'indagine viene presentata venerdì 5 alle ore 15.00 e sabato alle 10.00, presso l'Aula magna della Scuola Sant'Anna. Per informazioni, si possono consultare i siti www.registro25.it, www.internetfestival.it e il numero speciale della rivista Focus.it.

Sono aspetti da rimarcare, considerato come, in questi ultimi tempi, Internet sembri risentire del clima di generale pessimismo e depressione e non goda sempre di una 'buona stampa'. Sulla rete, anzi, si succedono notizie negative e critiche: dal crollo dei titoli azionari di Facebook alla controversia Samsung-Apple, dall'accusa di favorire i movimenti 'populistici' e di violare copyright e privacy, fino a quella di indurre il cosiddetto 'effetto Dunning-Kruger', cioè l'incompetenza presuntuosa, la tendenza alla banalizzazione. Più aumenta la mole di informazioni fornite da web 2.0 e social network, insomma, e più si stabilirebbero convinzioni errate e rapporti illusori.

Sono osservazioni senz'altro corrette, con un loro fondo di verità. Ma, un po' come accade per la politica e per le questioni 'morali', dovremmo riflettere che situazioni e condizioni che consenono o agevolano problemi e atteggiamenti non corretti sono mezzi e non cause. Più o meno le stesse considerazioni che rivolgiamo al web le potremmo indirizzare alla stampa, alla radio, alle tv, alla musica e allo show-biz in generale. Allora, per evitare rischi di aberrazioni, dovremmo limitare gli strumenti di confronto che la tecnologia ci mette a disposizione?

Dovremmo guardare alla rete - e alla realtà - con altri occhi, quelli della speranza e dell'apertura, per essere capaci di cogliere appieno le straordinarie, e ancora quasi del tutto inesplorate, opportunità che vengono offerte al nostro futuro. Pensiamo a come 'prima' di Internet il mondo e la nostra vita fossero diverse, più povere e faticose: quando non c'erano YouTube, la telefonia cellulare e la fotografia digitale, quando la ricerca o la verifica di un dato implicavano fatiche notevoli quanto, spesso, inutili.

Certo, non si può pensare di risolvere i nostri problemi con un semplice click di mouse. Ma l'immenso 'open world' dell'accesso e dei dati aperti, disponibili, trasparenti e liberi che si apre nella sanità, nei servizi, nella politica, nell'amministrazione, nella ricerca, nella scuola e nella formazione è davvero la maggiore possibilità che abbiamo di risolvere i problemi che oggi lamentiamo nelle nostre società. Contiamo che l'agenda digitale del governo possa rappresentare un passo concreto, deciso e decisivo in questa direzione.

Marco Ferrazzoli