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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 3 - 16 feb 2011
ISSN 2037-4801

Editoriale

L'Italia, un Paese per tutti

Si dice che l'Italia non sia un paese per giovani, ma anche che i giovani italiani sono dei 'bamboccioni' incapaci di crescere. Dati a conferma di entrambe le tesi non mancano: l'Istat ha evidenziato un aumento della disoccupazione tra i 15 e i 24 anni del 29% nel dicembre dello scorso anno, il valore più alto dal 2004 (+2,4% sul dicembre 2009); l'età media di uscita dalla famiglia in Italia è di 31 anni per gli uomini e 29,5 per le donne, contro i 24,5-29,5 anni di Francia, Inghilterra, Germania, Spagna.

Si tratta d'altronde di due aspetti dello stesso fenomeno: l'emancipazione dei ragazzi ritarda per le difficoltà occupazionali (nel 40% dei casi) e probabilmente il forte ruolo di 'ammortizzatore sociale' tradizionalmente svolto dalla famiglia italiana indebolisce la spinta a perseguire la propria autonomia. Come spesso si ricorda, l'investimento pubblico e privato in innovazione e ricerca è un ineludibile fattore di sviluppo per creare opportunità di sviluppo che aprano nuovi scenari anche e soprattutto ai giovani. Negli ultimi tempi lo hanno ripetuto tra gli altri il commissario europeo all'Industria, Antonio Tajani, Mario Poletti Polegato, il 'guru' della Geox, e il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche Luciano Maiani.

"Ricerca e innovazione costituiscono un elemento ineludibile per lo sviluppo di questa parte importante del Paese", ha detto Maiani, presentando a Reggio Calabria i sei progetti coordinati dal Cnr per il Mezzogiorno. "La ricerca è uno strumento essenziale per uscire dalla crisi", ha aggiunto pochi giorni dopo a margine della firma di un accordo con la Regione Calabria. Due occasioni per confermare concretamente che proprio laddove le difficoltà socio-economiche sono maggiori è più necessario uno sforzo in R&S, come quello compiuto con l'investimento di circa 50 milioni nel Sud stanziato dalla Legge di stabilità 2010.

Ma vi è un altro aspetto della situazione di crisi in cui versano la gran parte delle economie avanzate, tra cui la nostra, spesso sottolineato dagli esperti: il rischio che si crei un'insanabile frattura generazionale, una sorta di conflitto tra i 'garantiti' e coloro che navigano nella palude del precariato e dell'incertezza. Quella che un libro di qualche anno fa chiamava 'La guerra dei trentenni'.

È invece ovvio che soltanto con uno sforzo solidale di tutti gli attori sociali si può guadagnare l'uscita dalla stagnazione, che è soltanto dall'alleanza tra generazioni, tra l'esperienza dei più maturi e l'entusiasmo dei più giovani che può venire la soluzione comune. Ci siamo fatti in qualche modo ispirare da queste considerazioni nel preparare il numero dell'Almanacco della scienza che state leggendo, il cui Focus monografico è intitolato proprio 'Vecchi e giovani'. Le attività scientifiche dei nostri ricercatori Cnr che vi trovate illustrate, naturalmente, sono anagraficamente trasversali e si rivolgono tanto agli uni quanto agli altri.

Marco Ferrazzoli