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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 1 - 19 gen 2011
ISSN 2037-4801

Editoriale

Comunicazione urgente per la ricerca

Una campagna pubblicitaria dall'impatto imponente, dedicata a un tema delicato come il nucleare, circola da qualche tempo sugli schermi televisivi e sui giornali. Uno scienziato noto al grande pubblico come Giorgio Celli è testimonial di un altro spot commerciale in tv. Le notizie circolate sui mass media sui decessi collegati all'influenza A e sulla malattia di Creutzfeldt-Jakob richiamano precedenti, contestate campagne giornalistiche sul morbo della 'mucca pazza' e sull'aviaria. Mentre le notizie sulle contaminazioni da diossina in alimenti tedeschi e sulle morie di tortore, merli e corvi in Italia, Svezia e Usa riportano all'immaginario ancora vivo del caso di Seveso e a quello, filmico, del capolavoro di Hitchcock.

Esempi per evidenziare quanto l'informazione e la comunicazione scientifica incidano direttamente sulle nostre esperienze non ne mancano certo. Ce ne rendiamo conto anche dal numero di iniziative che, come Ufficio stampa del Consiglio nazionale delle ricerche, ci troviamo a segnalare, animate da istituti, strutture e ricercatori dell'Ente che dedicano almeno parte delle loro attività proprio a tale missione.

La comunità scientifica da un lato e la società civile dall'altro stanno acquisendo sempre maggiore consapevolezza di come una corretta conoscenza degli avanzamenti della ricerca e della tecnologia siano una necessità ineludibile per un esercizio compiuto della cittadinanza, anche al fine di indirizzare le risorse economiche e le scelte politiche nella direzione più opportuna allo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese.

Certo, siamo ben lungi da una situazione ottimale. Né dobbiamo immaginare di arrivare a una condivisione assoluta, che anzi contraddirebbe il carattere problematico e fallibile della ricerca. Non è un caso che la scienza, che pure nell'immaginario viene spesso identificata con un 'reale' oggettivo e incontrovertibile, scateni spesso asperrime dispute ideologiche, talvolta condotte a colpi di accuse di ignoranza o malafede.

Quest'apparente ossimoro costituisce insieme un limite e un incentivo per chi si occupa di divulgazione, comunicazione e informazione scientifica. La scienza, in quanto tentativo di conoscenza del 'vero', per affermarsi con sufficiente credibilità deve passare per vagli infiniti, per un percorso accidentatissimo che lo stesso nome di 'ricerca' esprime letteralmente. Per un percorso di dubbi socratici, più che di certezze dogmatiche, da compiere senza certo arrendersi al relativismo delle opinioni, ma avendo chiaro che la meta della 'verità' si raggiunge per approssimazione, per prove ed errori, in maniera asintotica.

Nonostante questo e, anzi, proprio per questo chi divulga deve tenere presente che una corretta comunicazione scientifica, oggi più che mai, non è solo una esigenza culturale ma l'indispensabile presupposto per una seria presa di coscienza rispetto alle grandi sfide che la società contemporanea si trova e si troverà ad affrontare in futuro: ogm, ingegneria genetica, tutela della salute, risorse naturali ed energetiche, consumi, globalizzazione... E l'energia nucleare sulla quale potremmo essere chiamati a dire la nostra con un referendum.

In Italia vi sono delle ragioni specifiche per le quali quest'utilità della comunicazione e dell'informazione scientifica sono ancora più sentita. Il nostro Paese, infatti, non sembra sempre pronto ad assumersi le responsabilità relative al suo status 'avanzato'. La mancanza di investimenti in ricerca e sviluppo, specie nel 'privato', e  il deficit di iscrizioni e di laureati delle nostre facoltà scientifiche, sono in tal senso due indici negativamente significativi, rispetto ai quali una seria divulgazione può e deve far comprendere l'apporto fornito dalla ricerca al 'ringiovanimento' della nostra imprenditoria e riportare nell'immaginario giovanile la figura dello 'scienziato' come simbolo di passione, avventura, generosità.

Marco Ferrazzoli