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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 17 - 15 set 2021
ISSN 2037-4801

Editoriale

Mediazione e polarizzazione

L'esperienza della pandemia pare non essere servita. Su qualunque argomento di una certa complessità tecnica, scientifica, culturale, si scatena un dibattito che ripropone la contrapposizione tra opinioni diverse anziché cercare un punto ragionevole di incontro, subordinato alla verifica delle prove disponibili sul tema. L'esigenza della mediazione non è semplicemente etica, è l'unica strada percorribile in un mondo che la globalizzazione ha reso enormemente più complesso e, quindi, bisognoso di competenze precise per comprenderlo e di molta umiltà per cercare di correggerlo. Ce ne siamo accorti con la Covid-19, sulla quale ancora registriamo contrasti dai toni roventi, proprio nel momento in cui un impegno comune potrebbe consentire di traguardare l'uscita dall'emergenza. E invece continuiamo a sbandierare con arroganza le nostre presunte certezze.

Altri casi di polarizzazioni purtroppo non mancano. La transizione ecologica, per esempio, è una necessità ineludibile. Consumiamo, sprechiamo, inquiniamo, sfruttiamo le risorse e l'ambiente naturali con una protervia che rischia di compromettere la vivibilità del Pianeta, almeno per le future generazioni, e di farcelo comunque abitare in condizioni notevolmente peggiori, soprattutto per la parte di umanità meno fortunata. La correzione di rotta non può essere a costo zero, richiede sforzi e rinunce, soprattutto a chi gode di maggiore benessere, e una laica serenità nel valutare il rapporto costi-benefici di tutte le soluzioni praticabili.

I cambiamenti climatici sono una realtà attestata da moltissime prove scientifiche. Ma, prima ancora di questo, sono processi che implicano una sicura quota di responsabilità dell'essere umano, che negli ultimi secoli e decenni ha fatto di tutto per impattare, invadere, antropizzare. Lo sviluppo socio-economico è una necessità, ma deve essere equo e sostenibile. Anche in questo caso l'ammonimento delle periodiche pandemie causate da spillover, cioè da salto di specie del virus da animale a essere umano, non sembra essere bastato.

Come mai su questi temi si erigono barricate anziché concordare programmi? Pulsioni emotive e di interesse materiale, sicuramente, prevalgono sulla banale considerazione che la casa in cui viviamo è la stessa per tutti: proprio a questo tema, la casa, abbiamo pertanto voluto dedicare l'Almanacco della Scienza che state leggendo. Oltre agli articoli del Focus, in cui lo troverete trattato sotto diversi aspetti grazie ai contributi di ricercatrici e ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, lo abbiamo affrontato in alcuni articoli, recensioni, nell'intervista e nei video.

Ci permettiamo di chiudere con un riferimento personale, poiché è stato lo stesso diretto interessato a sollevarlo. Paolo Annunziato, nostro ex direttore generale, soffre di Sla ed è immobilizzato, senza la possibilità di parlare né di respirare e nutrirsi autonomamente. Ha scritto sul Corriere della sera un articolo, evidenziando che “c'è molto da fare, sia sul piano economico, sia su quello della quantità e qualità della assistenza sia medica, che sociale e sanitaria”. E concludendo: “Chi vuole tutelare veramente gli interessi del malato ad una morte dignitosa non può disinteressarsi alla battaglia per una vita dignitosa”. Non entriamo nel merito del referendum a cui Paolo si riferisce, ma sottoscriviamo pienamente il suo appello, purtroppo estensibile a molte altre fragilità, perché anche da questo punto di vista prevalga il principio della “casa comune” su quello delle barricate.

Ultimissima questione, a chi spetta il compito di mediare? A tutti, ovviamente, quindi alle istituzioni politiche e ai loro rappresentanti, alla comunità scientifica che talvolta si fa coinvolgere emotivamente o ideologicamente anziché farsi guidare dal dato di realtà, a tutti i cittadini che spesso conducono battaglie di odio reciproco, specialmente quando cavalcano l'onda dei social media. Infine, a coloro che della mediazione sono i garanti professionali: i giornalisti, che dovrebbero gerarchizzare le loro fonti anziché appiattire la rappresentazione della realtà in un'apparente par condicio che è in realtà una confondente “infodemia”. 

Marco Ferrazzoli