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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 13 - 30 giu 2021
ISSN 2037-4801

Editoriale

La partita contro il virus è aperta

Tra gli Europei di calcio in corso, sui quali non ci esprimiamo per scaramanzia, e le Olimpiadi imminenti, il 2021 sarà un anno di sport. Il tema al quale abbiamo dedicato questo numero dell'Almanacco della Scienza. Al di là degli atleti, delle squadre e delle nazioni, le competizioni rinviate dall'anno scorso hanno però soprattutto un avversario e un obiettivo, che ci vedono schierati tutti dallo stesso lato del campo: il ritorno alla normalità, l'uscita dall'emergenza, la fine della pandemia. Un risultato ambizioso, considerata l'insidia della squadra avversaria, che può schierare nuove varianti e rimettere in discussione un finale di partita che sembrava a portata di mano. Si segna un punto importante con l'unificazione di tutte le regioni in zona bianca, ed ecco palesarsi lo spettro delle misure restrittive; si respira con il permesso di togliere la mascherina all'aperto, ed ecco aprirsi nuovi focolai; procediamo con le vaccinazioni, ed ecco i timori per la famigerata Delta. Il timore eccessivo ma comprensibile, a questo punto, non è tanto sull'esito dell'incontro, quanto sul suo termine; la paura è quella di lunghissimi supplementari, di rigori infiniti. Ma, senza nascondersi le effettive difficoltà della gara, sappiamo di avere una sola strategia per vincerla, quella del massimo impegno di tutti i giocatori, ciascuno nel proprio ruolo.

Oltre che nell'anno dello sport siamo ufficialmente, da una decina di giorni, nella stagione estiva. E, di nuovo, il nostro obiettivo è la normalità. Un traguardo che si concretizza nel ritorno delle vacanze, delle feste, delle discoteche “semi-aperte”, delle piazze di nuovo affollate. Vedremo se, quando e quanto pagheremo questi scampoli di serenità, essendo consapevoli che questa estate è un compromesso tra libertà e salute. Un altro ritorno che esprime la nostra voglia di una vita normale è quello delle lamentele private e mediatiche sul caldo afoso di questi giorni: le osservazioni su meteo e clima avevano sempre contrassegnato l'inizio della bella stagione, come una sorta di “tormentone”, e soltanto l'anno scorso la pandemia le ha spazzate via assieme a quasi qualunque altra notizia.

I segnali di preoccupazione e di fiducia, di ottimismo e di cupezza si susseguono, rendendo azzardata qualunque previsione. Se però ci spingiamo poco oltre, troviamo una scadenza su cui è sempre bene ragionare: il ritorno agli studi, la ripresa della scuola e dell'università. Quel momento fondamentale della vita individuale e sociale che chiamiamo istruzione o formazione. Qualche indizio per riflettere non manca, a partire dai dati di Almalaurea che confermano come le discipline Stem, in particolare informatica, ingegneria e medicina, aprano prospettive occupazionali e reddituali migliori di facoltà umanistiche come arte, letteratura, educazione e formazione. Questo in un quadro articolato, segnato da elementi negativi come un calo di quasi il 5% dell'occupazione dei neolaureati a un anno dal titolo, compensato dall'aumento delle retribuzioni per chi già lavora. Secondo il Rapporto sul lavoro pubblico dell'Aran, invece, nella Pubblica amministrazione lavorano 1,14 milioni di amministrativi e tecnici, per i quali solo in un caso su quattro è richiesta la laurea, peraltro posseduta da ancora meno persone, perché spesso sono dei diplomati a ricoprire queste funzioni.

Il bisogno di una maggiore e migliore formazione in Italia non è un'esigenza di oggi, ma la didattica a distanza, con tutta la cautela dovuta nella valutazione di una novità così complessa, sembra aver aggravato la situazione, almeno in termini di dispersione e di rendimento. Fuori di dubbio possiamo constatare, visto quanto l'esperienza è stata comune tra i docenti, la difficoltà di seguire gli studenti e la conseguente malintesa indulgenza, una sorta di sanatoria, che non fa certo bene ai giovani, per i quali una preparazione di qualità è un investimento sul futuro. Non vogliamo condividere il diffuso rimpianto per la maggior severità dei professori di un tempo, quello con il quale per esempio Riccardo Muti ricorda, in un'intervista-bilancio sui suoi 80 anni, il docente che lo prese per le orecchie dopo una risposta errata in latino. Ma la serietà, questa sì, è un impegno doveroso degli adulti quando sono in gioco valori importanti come il domani di figli e nipoti, e il timore è che dietro il lassismo si nasconda un rilancio verso il basso, per cui si chiede meno così da dover anche dare di meno.

Tutti sappiamo, comunque, che la prima e migliore educazione che possiamo impartire alle nuove generazioni resta l'esempio. In questo senso, per tornare allo sport, abbiamo tanti esempi positivi che questo mondo offre a ragazze e ragazzi, uno dei quali è stato l'abbraccio tra Roberto Mancini e Gianluca Vialli (i gemelli del gol doriani, per chi ha una certa età): il primo, tecnico della nazionale, ha voluto a lavorare con lui l'amico e sodale, che sta lottando contro un cancro. L'episodio è stato già enfatizzato ma vogliamo ricordarlo anche noi, per compensare i molti esempi non edificanti che giungono dalle stesse discipline sportive: dai casi di doping e di violenza a quelli, del tutto legittimi, di stipendi e buonuscite faraonici che paiono offensivi in un momento nel quale la crisi economica, così come quella sanitaria, morde milioni di lavoratori e cittadini.

Marco Ferrazzoli