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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 15 - 29 lug 2020
ISSN 2037-4801

Editoriale

Cosa stiamo sbagliando?

Nelle ultime settimane ho partecipato ad alcuni eventi di “socializzazione” che mi hanno confermato in modo diretto ed evidente ciò che le cronache riportano e che il nostro virologo Giovanni Maga analizza nell'articolo di apertura del Focus dedicato all'estate di questo numero dell'Almanacco della Scienza: la diffusa indisciplina verso le regole di sicurezza più elementari che dovremmo osservare per contrastare il contagio del Coronavirus, dall'uso delle mascherine al mantenimento della distanza, fino all'astensione da contatti fisici come baci e abbracci. Più che di indisciplina, anzi, dovremmo parlare di insofferenza, perché molto spesso queste infrazioni sono accompagnate da giustificazioni che mettono in dubbio o contestano apertamente la necessità di tali misure, il rischio della pandemia, le conseguenze dell'infezione. La domanda a questo punto diventa, per chi lavora nelle istituzioni, nella ricerca ma anche nella comunicazione, informazione e divulgazione scientifica: cosa possiamo fare?

I fondamentali della psicologia, della psicanalisi e delle scienze sociali ci dicono che dobbiamo evitare i due opposti estremi, entrambi erronei: limitarci a dare la colpa a chi sbaglia o ad auto-colpevolizzarci per non aver saputo educare e convincere quanti commettono certi errori e professano simili bufale. Il giusto mezzo, probabilmente (è doveroso usare quest'avverbio proprio perché nessuno può accampare certezze, nell'attuale contesto storico, scientifico e sanitario), sta nel concedere a queste persone il beneficio del dubbio, essere comprensivi nei loro confronti e cercare di convincerle dell'assoluta necessità di adottare i comportamenti corretti. Non perché possediamo verità assolute che vogliamo imporre ma in quanto detentori dell'incertezza che è il seme, il motore della conoscenza.

Altro elemento che può essere utile ribadire è non banalizzare in modo spregiativo le persone che rifiutano le norme di sicurezza come ignoranti, poiché in gran parte è vero il contrario. Diversi studi certificano come ad assumere atteggiamenti antiscientifici – dalla contrarietà alle vaccinazioni, all'autoprescrizione dei farmaci, fino all'uso dell'omeopatia – siano molto spesso i membri della fascia socio-culturale medio-alta, che proprio perché si informa solleva maggiori dubbi sulle comunicazioni che riceve da fonti ufficiali. Certo, questa gente si informa male, da altre fonti meno o per nulla attendibili, tende a cadere vittima delle bufale, ma – di nuovo – non possiamo soltanto fargliene una colpa, rimproverarle o, peggio, ridicolizzarle, giacché il disorientamento dovuto al sovraccarico informativo cui tutti siamo sottoposti è inevitabile. E sta quindi a chi ne ha il ruolo e la possibilità cercare e trovare gli strumenti per rendere le notizie attendibili anche più credibili.

Ammettere la nostra ignoranza, riconoscere gli errori fatti, dichiarare apertamente – quasi rivendicare – che la quantità di tentativi, ricerche, studi e ipotesi che stiamo battendo sul Covid-19 non devono essere fonte di disorientamento ma di speranza, poiché solo dalla concorrenza e dalla competizione (due termini cui si dà spesso il significato contrario a quello corretto, che è sostanzialmente “collaborazione”) possiamo puntare a ottenere risultati efficaci in tempi più veloci. Queste modalità forse ci permetterebbero di ricucire un rapporto tra cittadini, istituzioni, scienza, che si è saldato nel momento del lockdown ma che ora, con una sorta di effetto rimbalzo, si sta nuovamente sfilacciando.

Mi sono laureato con uno storico che insisteva su quanto, paradossalmente, più si ricorre alla legge tanto meno è forte il diritto. La giustizia, cioè, dovrebbe basarsi su pochi principi insiti nello spirito comune e non nella proliferazione normativa, impositiva, top down, che è indice di una patologica tendenza all'infrazione. Peraltro, in Italia lo sappiamo bene, siamo uno dei Paesi con il maggior numero di leggi e purtroppo contiamo un'illegalità da record in diversi ambiti e ambienti. Paradossalmente, pertanto, l'ideale sarebbe che i comportamenti utili alla lotta contro la pandemia fossero assunti spontaneamente e non sotto l'imposizione di un regolamento o sotto la minaccia di una sanzione.

Nel Focus monografico dell'Almanacco troverete interessanti contributi di colleghi e ricercatori Cnr sull'estate “da Covid-19” nella quale ci troviamo e che ci costringerà a cambiare molte abitudini stagionali e vacanziere. A proposito, anche il nostro web magazine prende una pausa: ci ritroviamo on line il 9 settembre e quindi, oltre al consueto augurio di buona lettura, vi rivolgiamo quello di un agosto migliore possibile.

Marco Ferrazzoli