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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 6 - 25 mar 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Quaresima  

Socio-economico

Quaresima e quarantena ai tempi del Coronavirus

Nel Vangelo di Marco si legge che “lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni” (Mc 1,12); un evidente richiamo simbolico a un altro lasso di tempo noto nella cultura ebraica, quaranta giorni di solitudine e purificazione, quarant'anni che il popolo trascorse vagando nel deserto dopo essere uscito dall'Egitto. La tradizione cristiana ha raccolto tale eredità simbolica di purificazione e preparazione legata al numero quaranta, in particolare con la Quaresima.

Nella tradizione popolare Quaresima e quarantena sono stati usati a lungo appaiati, indicando entrambi un periodo di tempo di quaranta giorni, ma di quarantena intesa come misura di sicurezza medica si inizia a parlare solo nella seconda metà del XIV secolo a Venezia. “In un documento del 1377 troviamo per la prima volta attestata la parola quarantena”, spiega Giovanni Maga, virologo e direttore dell'Istituto di genetica molecolare (Igm) del Cnr. “La Repubblica di Venezia ritenne opportuno che le navi che arrivavano nella laguna fossero tenute in isolamento per quaranta giorni, in modo da poter verificare se i marinai imbarcati mostrassero i sintomi della peste nera, che in quel periodo dilagava. Con il termine quarantena si è quindi indicato un periodo di isolamento di quaranta giorni di un paziente affetto, o a rischio di aver contratto, una malattia trasmissibile; oggi lo si impiega più genericamente, come periodo di isolamento, la cui durata dipende però dal tempo di esordio (incubazione) e dalla durata della malattia”.

Le misure sono cioè cambiate notevolmente nel corso del tempo e oggi ci sono sistemi sicuri e diagnosi più rapide e accurate che facilitano la gestione del periodo di isolamento del paziente. “La persona infetta viene isolata in un reparto apposito di un ospedale, nel quale sia possibile somministrarle adeguate cure in totale sicurezza”, prosegue l'esperto. “Si tratta di ambienti separati dal resto della struttura e quindi dai luoghi in cui si trovano gli altri degenti. Qui, operatori sanitari opportunamente addestrati lavorano muniti degli adeguati dispositivi di protezione personale - dalle maschere filtranti alle tute isolanti - e il paziente viene trattenuto fino alla completa guarigione. Nel caso in cui vi sia solo l'ipotesi che il paziente abbia contratto l'infezione ma siano assenti i sintomi, l'isolamento sotto sorveglianza sanitaria può essere attuato anche in ambiente domestico. In quest'ultimo caso però deve essere garantita l'assenza di contatto con altre persone per il periodo prescritto, di norma un po' superiore a quello di incubazione della malattia in questione”.

Scopo della quarantena è interrompere la catena di trasmissione e, quindi, la diffusione della malattia. Un provvedimento in questi giorni frequente a causa della diffusione del Covid-19, il cui periodo di incubazione è di circa dieci giorni, per cui la quarantena è stata fissata a quattordici giorni. Oggi disponiamo di mezzi adeguati per questi casi, anche se l'enorme quantità di contagiati, che si conta in decine di migliaia di persone, sta mettendo a dura prova le strutture sanitarie, specie quelle della Lombardia. “Gli ospedali all'inizio dell' emergenza non risentivano della situazione, essendo dotati di reparti di isolamento a elevata tecnologia e grazie alla disponibilità di mezzi avanzati che garantiscono l'isolamento durante i trasporti. Tuttavia la crescita esponenziale del numero di contagi e ricoveri nei reparti di terapia intensiva sta mettendo a dura prova il sistema sanitario”, conclude Maga.

L'auspicio è che, grazie ai mezzi diagnostici attuali, che consentono di determinare in tempi brevi se un individuo ha contratto la malattia, e alle misure di sicurezza che il governo ha indicato, il numero di contagi cali gradualmente, consentendo di gestire al meglio l'emergenza fino a farla rientrare.

Manuela Discenza

Fonte: Giovanni Maga, Istituto di genetica molecolare, Pavia, tel. 0382/546354 , email giovanni.maga@igm.cnr.it -