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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 5 - 11 mar 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Infodemia Covid-19  

Socio-economico

Dietro la maschera del Dragone cinese

Mario Malinconico, dirigente di ricerca presso l'Istituto per i polimeri compositi e biomateriali (Ipcb) di Pozzuoli, ha frequentato spesso la Cina negli ultimi anni ed ha molte volte contattato e visitato centri di ricerca e industrie delle regioni dell'Hunan, dello Shenzhen e dell'Hubei, quelle dove si trova Wuhan, la metropoli tristemente nota per aver dato i natali al Covid-19. È dunque un testimone del boom che ha visto la Cina trasformarsi, nel volgere di pochi lustri, in un gigante dell'economia mondiale, spostando progressivamente la crescita dalle grandi città costiere come Shangai e Guangzhou a cittadine dell'entroterra rurale, che rapidamente si sono trasformate in metropoli. Un fenomeno che ha messo in contatto stili di vita tradizionali con la modernità avanzata, secondo molto osservatori in tempi troppo rapidi.

“Sin dal 1995, tramite la comunità cinese di Prato, sono stato contattato da industrie del settore agricolo cinese che volevano sostituire le plastiche con cui proteggevano le colture con le nostre biodegradabili. All'epoca infatti in quelle zone, non essendo dotati di strutture per lo smaltimento di questo materiale, erano soliti interrare quelle pellicole direttamente nei campi”, spiega Malinconico. “Quando si sono resi conto delle disastrose conseguenze ambientali che quelle procedure stavano causando, si sono attivati per acquisire le nostre tecnologie e poi produrre polimeri biodegradabili”.

Questa collaborazione ha portato Malinconico a visitare alcune fabbriche, prima nelle zone costiere orientali e poi nell'entroterra. “All'epoca dei miei primi viaggi utilizzavano macchinari per noi in disuso da decenni, con stampanti di plastiche che emettevano fiammate, bruciando gas che circolavano nell'aria, senza alcun impianto di aspirazione”, prosegue il ricercatore. “Si può immaginare cosa respirassero gli operai di quelle fabbriche e cosa venisse immesso nell'atmosfera circostante. Ma nel corso degli ultimi dieci anni la mentalità è completamente cambiata: valutati gli enormi costi sociali derivati dall'inquinamento, sono state attuate politiche per innalzare molto il livello di sicurezza sul lavoro e migliorare la tutela dell'ambiente. Resta però il fatto che, intorno a quelle fabbriche, si sono formati agglomerati urbani molto poveri, cresciuti esponenzialmente, al ritmo di 300mila nuovi abitanti all'anno, in cui la popolazione vive in condizioni igienico-sanitarie molto scarse”.

Le conseguenze dell'incontro tra l'urbanizzazione estrema e una civiltà tradizionale come quella cinese sono stridenti. “Nel corso dei miei numerosi viaggi in Cina sono stato spesso invitato a mangiare piatti della tradizione culinaria di alcune zone, che in alcuni casi ho accettato, in altri no”, racconta Malinconico. “Si tratta di pietanze molto lontane da quelle servite nei ristoranti cinesi in Italia: blatte, scorpioni, vipere sono molto apprezzate. Il punto però è che io potevo permettermi di mangiare in ristoranti con standard di pulizia al quale solo il 2% della popolazione locale può accedere: il resto mangia abitualmente in chioschetti di street-food – per usare un'espressione edulcorata – in cui le precauzioni igieniche sono scarsissime: si cucinano molto fritture, utilizzando sempre gli stessi oli, oppure carne bollita in acqua che non viene sostituita per tutto il giorno”.

Nonostante la grande espansione economica di cui è stata protagonista, la società cinese sembra quindi ancora ferma a un bivio cruciale per il suo futuro. “Posso dire di avere instaurato ottimi rapporti con le comunità cinesi in Italia e nella stessa Cina e sono molto preoccupato per le conseguenze che questa brusca frenata all'economia provocata dall'epidemia del Covid-19 potrebbe causare. La società cinese, che dall'esterno sembra affidarsi molto alle scelte delle sue guide politiche, nel suo ventre è diventata molto individualista e in un certo senso egoista: se dovesse patire un impoverimento inatteso, potrebbe sviluppare tensioni sociali sorprendenti e difficilmente pronosticabili”, conclude il ricercatore.

Edward Bartolucci

Fonte: Mario Malinconico, Istituto per i polimeri, compositi e biomateriali del Cnr, Pozzuoli (Na), tel. 081/8675212 , email mario.malinconico@ipcb.cnr.it -