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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 6 - 25 mar 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Quaresima  

Salute

Non mangiare? Pro e contro

Il digiuno, da sempre precetto per i fedeli nel periodo quaresimale, si è trasformato oggi quasi in una moda. Prima di sottoporsi a una privazione di cibo è bene quindi capire da una fonte medica sicura che tipo di effetto avrà sull'organismo. “Durante l'arco della giornata affrontiamo periodi di digiuno che variano da alcune ore tra i pasti fino alle 8-12 ore notturne. Discorso diverso è il digiuno a scopo dietetico, le cui possibili conseguenze sull'organismo possono variare grandemente in base alla durata e severità”, spiega Alfonso Siani dell'Istituto di scienze dell'alimentazione (Isa) del Consiglio nazionale delle ricerche. “Nel digiuno fino a ventiquattr'ore, l'organismo inizia a utilizzare gli acidi grassi circolanti sotto forma di trigliceridi, al fine di risparmiare le limitate riserve di glucosio, con conseguenze limitate sullo stato di salute. Un digiuno che si prolunghi oltre le due-tre settimane porta invece inevitabilmente a danni multiorgano e alla morte”.

Alcune forme di digiuno sono state introdotte di recente nella pratica medica per il trattamento del sovrappeso, associato o meno a disturbi metabolici, e sono molto pubblicizzate dai mass media: regimi dimagranti e disintossicanti che assumono definizioni diverse, come dieta del digiuno intermittente, mima digiuno, dinner cancelling, giorno magro. “Sull'efficacia di queste differenti forme di astinenza dal cibo a fini salutistici mancano solide evidenze scientifiche” spiega il ricercatore del Cnr-Isa. “Per quanto riguarda la perdita di peso, queste formule avrebbero, rispetto alle classiche diete ipocaloriche, il vantaggio di alternare fasi di restrizione a periodi di alimentazione normale: secondo alcuni, ciò favorirebbe l'adesione al programma dietetico più che le diete ipocaloriche tradizionali, basate su una restrizione calorica costante per tutto il periodo previsto. Ma sono valutazioni che il nutrizionista deve fare caso per caso. Gli studi che hanno paragonato l'efficacia dei digiuni periodici rispetto al calo ponderale a lungo termine non hanno riscontrato differenze significative”.

La differenza sta nei numeri poiché, chiarisce Siani, “la maggioranza degli schemi di digiuno terapeutico non sono stati sperimentati su un numero sufficiente di pazienti per poter dire se sono efficaci o no. Da ciò si deduce che non è possibile provare un eventuale vantaggio rispetto alle diete ipocaloriche classiche, che invece hanno alle spalle un'efficacia documentata da decine di studi clinici. Quindi non possiamo dire che il digiuno terapeutico 'faccia bene', o almeno che sia da consigliare rispetto alle diete classiche.

A oggi non sono ancora chiari gli effetti sull'organismo a lungo termine. “Da studi effettuati su sistemi in vitro e modelli animali emerge che periodi controllati di drastica restrizione calorica sono in grado di migliorare la regolazione della glicemia e dei grassi presenti nel sangue, di ridurre la risposta infiammatoria e di produrre perdita di peso. Ma i dati sull'uomo sono ancora frammentari e contraddittori e non consentono di trarre conclusioni”, conclude Siani. “È importante, quando si decide per una forma di restrizione alimentare farlo con il controllo di un professionista del settore”. Solo gli esperti sanno dirci come bilanciare apporto e necessità caloriche.

Stefania Petraccone

Fonte: Alfonso Siani, Istituto di scienze dell'alimentazione, tel. 0825/299353 , email asiani@isa.cnr.it -