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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 26 feb 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Donne da primato  

Ambiente

Greta, personaggio dell'anno per Time

Non ha destato particolare sorpresa la scelta di Greta Thunberg come personaggio dell'anno 2019 da parte della rivista statunitense Time, considerate le molte particolarità della sua esplosione nella sfera pubblica e mediatica: la giovane età, l'iniziale manifestare “da sola”, lo “sciopero della scuola per il clima”, l'outing relativo all'Asperger, il look e l'espressione inconfondibili, tutti elementi che hanno in parte causato e in parte accompagnato l'ampissima adesione intorno alla protesta ambientalista dell'adolescente svedese. Il “combinato disposto” risulta di grande impatto simbolico: l'apparente fragilità dell'enunciatore - la giovane Greta, sola, giovane, donna e in un particolare stato di salute - rende ancora più forte, per contrasto, l'enunciato, rivolto frontalmente prima verso il Parlamento della sua nazione e poi divenuto tanto potente da riuscire a indirizzarsi in breve tempo a un ben più grande enunciatario, il mondo intero.

Nonostante si conti qualche precedente, il mondo non è abituato a vedere così in primo piano l'azione di giovani singoli, con una propria storia e una propria voce. Indagini recenti sulla generazione Z, insieme a dati Eurostat, ci mostrano infatti la tendenza, comune a molti Paesi europei, verso un progressivo ritardo dei giovani nel superamento delle tappe di transizione, un generale allungamento dei tempi impiegati per il raggiungimento della piena condizione adulta. A questo si affianca la sensazione di marginalizzazione e di esclusione dei giovani dalla vita economica e sociale per effetto della crisi  attestata a livello europeo da dati Eurobarometro.

In che modo la nostra società guarda ai giovani, e in che modo i giovani si sentono visti? Con riferimento allo sviluppo sostenibile, l'Eurobarometro 2016 ha preso in considerazione le abitudini individuali dei giovani, per lo più legate al riciclo o al risparmio energetico, senza però far menzione della riflessione individuale o di gruppo sui temi della sostenibilità o della partecipazione a eventi collettivi, ripresi invece in Eurobarometri più recenti. Non è un caso che formazione e competenze da un lato e protezione dell'ambiente e lotta contro il cambiamento climatico dall'altro siano risultate le principali priorità per i giovani europei nei “flash eurobarometer” su Europa e giovani del 2018 e del 2019. Ancora nei primi anni 2000, in alcuni eventi realizzati in collaborazione tra l'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr e il British Council in occasione del progetto “Ethics&Polemics”, non sempre era facile spostare l'ottica degli esperti oltre il concetto “voi giovani pensate alla raccolta differenziata, mentre alle grandi domande in campo ambientale pensiamo noi, adulti ed esperti”.

L'iniziativa di Greta ha acquisito rilevanza internazionale, tanto che molti si domandano se e come questo successo sia stato possibile, se vi sia stata l'azione di un'attenta macchina organizzativa. Secondo altri, il terreno era semplicemente già fertile. In realtà non è possibile né utile tentare di rispondere a queste domande. Il “fenomeno Greta” è un sintagma che si presta a una multipla interpretazione. Greta rende evidente la crisi dei modelli dominanti di interfaccia tra scienza e politica, sottolineata nella concezione della “scienza post-normale” formulata da Silvio Funtowictz e Jerome Ravetz, che in riferimento alle grandi problematiche dei nostri giorni, in primis il cambiamento climatico, mostrano la necessità di confrontarci, volenti o nolenti, con “fatti incerti, valori controversi, poste in gioco elevate, e decisioni urgenti”. La forza del fenomeno Greta sta nell'aver mostrato l'urgenza e anzi la necessità di un cambio di paradigma.

L'azione del fenomeno Greta è politica: sia in quanto chiama in causa i decisori istituzionali più che gli scienziati, sia, soprattutto, in quanto centrata sulla partecipazione pubblica, sebbene la ragazza ribadisca continuamente la “sussidiarietà” dell'impegno civile: sono cioè le omissioni di chi avrebbe dovuto provvedere a costringere oggi i bambini a scendere in campo. L'incisività di un enunciato così netto, scevro da orpelli argomentativi (caratteristiche, queste, che hanno contribuito a decretarne la forza), non nasconde tuttavia che le problematiche attestate dai risultati scientifici siano intrinsecamente legate a un complesso contesto socio-politico, economico e istituzionale. E infatti nei discorsi di Greta sono presenti, anche se solo accennati, riferimenti all'equità e alle diseguaglianze. Da tempo Funtowictz e Ravets ci hanno ammonito che, dati i molteplici fattori che entrano in campo nelle decisioni politiche, per confrontarvisi sono necessari ampi processi partecipati.

La frase pronunciata da Greta “È essenziale che smettiamo di parlare e di pensare da consumatori” fa rivivere ai più e ripropone a livello di conoscenza collettiva l'esigenza di una parte della società (in frattura con un'altra parte) del passaggio da “utenti di prodotti innovativi” a cittadini in grado di operare scelte consapevoli in una società in cui le componenti tecno-scientifiche sono sempre più presenti: “knowledgeable citizens” - secondo l'accezione di Jasanoff - non solo e non tanto cittadini ben informati, ma anche in grado di prendere parte attiva nei processi decisionali relativi alla propria sfera personale e sociale. (Valente e Mayer, 2016).

Il fenomeno Greta non si sofferma sul tema delle competenze, eppure il ruolo della scuola nella società - non solo di incubazione, ma anche come occasione immediata di confronto - è sotteso. Se Greta ci chiama in causa primariamente sulla questione ambientale e sulla crisi climatica, la sua azione, partendo dalla scuola di oggi, quella dove è stata informata sui problemi dell'inquinamento ambientale, di fatto solleva interrogativi su cosa dovrà essere la scuola di domani. Già nel suo discorso all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Greta dice: “Non dovrei essere quassù. Dovrei essere tornata a scuola dall'altra parte dell'oceano”. È necessario scioperare per il clima, allontanarsi dalla scuola per agire? Come la scuola del futuro potrà includere le istanze di partecipazione agli eventi globali convogliando la forza e l'energia delle giovani generazioni? Un'educazione di qualità, obiettivo 4 dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile sottoscritta dai 139 Paesi membri dell'Onu, insieme alle iniziative Unesco per la visione dell'educazione del futuro e all'incessante lavoro della Commissione e del Consiglio Europeo sulle competenze per l'apprendimento permanente (tra cui troviamo, oltre a “competenze di cittadinanza”, tra cui “la conoscenza degli obiettivi, dei valori e delle politiche dei movimenti sociali e politici oltre che dei sistemi sostenibili, in particolare dei cambiamenti climatici e demografici”, una varietà di competenze trasversali orientate all'agire sociale e collettivo) stanno prendendo atto di quest'ulteriore sfida.

Per saperne di più: Valente e M. Mayer, Le competenze per la ricerca e l'innovazione nella scuola e nella società, in “Relazione sulla ricerca e l'innovazione. Analisi e dati di politica della scienza e della tecnologia”, D. Archibugi e F. Tuzi (a cura di), Cnr Edizioni, giugno 2018, http://www.dsu.cnr.it/relazione_ricerca_innovazione/capitolo11.html

Adriana Valente

Fonte: Adriana Valente, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali, Roma , email adriana.valente@cnr.it -