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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 2 - 29 gen 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Sanremo: fallimenti di successo  

Salute

Canta che ti passa? Non sempre

Il 27 gennaio 1967 Luigi Tenco sale sul palcoscenico di Sanremo per cantare “Ciao amore, ciao”. Al conduttore dice: “Questa è l'ultima volta”. L'esibizione non è all'altezza del suo talento e la sera, tornato in hotel, apprende di essere stato eliminato. La mattina dopo viene ritrovato morto, per un colpo di pistola alla tempia. A distanza di quasi trent'anni, il 12 maggio 1995, la canzone italiana perde un'altra artista, Mia Martini: causa ufficiale del decesso, arresto cardiaco.

Due cantanti famosi e suicidi. In entrambi i casi si sono sollevate teorie alternative, ipotesi non ufficiali, dubbi sul suicidio, come se non si accettasse l'idea che persone di successo vivano drammi interiori irreparabili. “È il pregiudizio secondo cui una persona nota debba essere per questo felice. In realtà, può avere gli stessi problemi di tutti i comuni mortali”, spiega Sergio Benvenuto, ricercatore associato presso l'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche.

Il dubbio, semmai, è che lo stress dello show biz possa gravare sugli artisti, talvolta inducendoli a compiere gesti estremi, per la natura stessa di un mestiere basato su aspettative e ambizioni a volte eccessive. Secondo il ricercatore del Cnr-Istc però non esiste un rapporto causa-effetto: “Dai dati noti, il suicidio si verifica in tutte le classi sociali. e tra persone di ogni livello culturale. Certamente, quando sono note colpisce di più. Anzi, in questi casi si temono emulazioni ed epidemie suicidarie”.

Nel caso di Tenco, colpisce l'ultimo messaggio scritto prima di morire, che rivendica il gesto affinché “serva a chiarire le idee a qualcuno”. Apparentemente un'azione clamorosa di protesta contro un pubblico e un sistema in cui l'artista non si riconosceva più. “Quando si compie un gesto del genere, c'è una base depressiva, è chiaro che avrebbe potuto suicidarsi per qualsiasi motivo”, continua Benvenuto. L'uso di alcol e psicofarmaci - il cantante, quella tragica notte, aveva assunto un cocktail di alcol e Pronox - è un ulteriore indicatore in tal senso. Al di là della notorietà, bisogna ricordare il nesso tra megalomania e malinconia. “I depressi sono spesso megalomani. E comunque le ragioni per cui ci si toglie la vita restano misteriose, salvo casi specifici come grandi delusione d'amore o catastrofi immani”.

Un retroterra depressivo importante segna anche il caso di Mia Martini, che tenta il suicidio già a 14 anni. La letteratura conferma che l'adolescenza è un'età a rischio in tal senso e se lo si è tentato una volta è più facile ricaderci. L'episodio della cantante calabrese è però anche riconducibile al nefasto stigma della “iella”. Tullio de Piscopo ricorda per esempio quando, in un viaggio aereo, le colleghe non la vollero vicino. “La iettatura può nascere per motivi del tutto casuali. Prendiamo per esempio un altro cantante, Marco Masini. Lì la voce partì dai contenuti dei testi, dai titoli delle sue canzoni, considerati deprimenti. E contro certe dicerie non si può far nulla, una superstizione non si basa sul ragionamento. Una volta che si forma, crea vittime e basta”, puntualizza Benvenuto, che sull'argomento ha scritto un volume, "Lo jettatore" (Mimesis, 2012).

Resta il fatto che quelle voci consumarono Mia Martini, che nel 1983 si ritirò dalle scene, vittima di un periodo di depressione, fino al ritorno nel 1989 sul palco dell'Ariston con l'indimenticabile “Almeno tu nell'universo”. Arrivò nona, ma vinse il Premio per la critica, oggi a lei intitolato.

Difficile legare direttamente i testi dei brani citati agli episodi di cronaca nera.

Che si tratti di personaggi noti o gente comune, ciò che può pesare nel compiere certe scelte estreme è il livello dell'ambizione e di ciò che si vuole raggiungere. In base a quello valutiamo una sconfitta come grave o meno grave. La risposta, come reazione per risolvere la crisi, in alcuni casi, purtroppo, non corrisponde al detto: “Canta che ti passa

Gaetano Massimo Macr

Fonte: Sergio Benvenuto, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione, Roma, tel. 06/44362370(6) , email sergio.benvenuto@istc.cnr.it -