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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 2 - 29 gen 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Sanremo: fallimenti di successo  

Socio-economico

Bamboccioni, precari o confusi e felici?    

Festival di Sanremo 1997: sul palcoscenico dell'Ariston Mike Bongiorno presenta la ventitreenne Carmen Consoli, che già l'anno prima si era messa in luce fra le nuove proposte. Occhi scuri, caschetto dark e look total black, Carmen irrompe sulla scena proclamandosi “Confusa e felice”: il sussurro iniziale esplode trasformandosi immediatamente in vigore, energia e fisicità. La canzone non supera l'esame della prima serata ma diviene uno dei brani di maggior successo di quell'anno, viene utilizzato come colonna sonora per uno spot pubblicitario e “Confusi e felici” saranno poi definiti i protagonisti di una commedia cinematografica del 2014.

Il titolo del brano diventa, nel tempo, un comune modo di dire: nel linguaggio corrente corrisponde all'indefinibile senso di smarrimento con cui, soprattutto i più giovani, guardano al futuro. “Ognuno di noi a vent'anni ha aspirazioni e sogni. Ma l'avvenire sfugge al nostro controllo e, per quanto possiamo programmarlo e impegnarci, resta indefinito, affidato al caso o destino, non dipende del tutto da noi”, riflette Mattia Vitiello, sociologo dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche. “Incertezza, confusione, precarietà dell'esistenza, sono sentimenti che accumunano i ragazzi di oggi con quelli dei decenni scorsi. Le persone che hanno da poco superato l'adolescenza, che fanno ingresso nella vita adulta, nell'età delle responsabilità, delle decisioni prese in prima persona e dei prezzi da pagare personalmente per ogni scelta, anche sbagliata, da questo punto di vista, sono sempre simili. Il vissuto dei ventenni di oggi come quello dei loro coetanei di altre epoche. Le cosiddette generazioni X e Y, italiane in modo particolare, vivono però una difficoltà che per i baby boomers del dopoguerra era piuttosto rara: la precarietà occupazionale. Le posizioni lavorative che oggi si offrono loro sono a più breve durata, pagate poco e con minori diritti rispetto a quelle garantite negli anni Sessanta e Settanta. E su una base lavorativa ed economica così precaria diventa difficile programmare il futuro e ridurre l'incertezza”.

Rivedere al ribasso le proprie aspettative sembra confermare l'idea che l'Italia non sia un Paese per giovani, spesso ridicolizzati e definiti di volta in volta bamboccioni, sfigati, choosy, sdraiati, con giudizi quanto meno affrettati. “Chi usa queste espressioni pratica una consolatoria autoassoluzione, non intende mettersi in discussione e pretende di individuare negli stessi ventenni i responsabili dei loro propri disagi”, evidenzia Vitiello. Le terminologie spicciole, soprattutto, cristallizzano situazioni decisamente più articolate: il ritratto delle generazioni X, Y e Z è vario e contraddittorio. Egocentrici, ansiosi e stressati, ma anche più attenti agli sprechi, amanti della condivisione, impegnati sull'ambiente. Soprattutto mobili, connessi, curiosi e innovatori.

Dunque una nuova “meglio gioventù”? Se così è la stiamo svendendo, visto che negli ultimi dieci anni il numero di chi ha lasciato l'Italia è triplicato, incrementando il fenomeno inappropriatamente definito “cervelli in fuga”. La mancanza di meritocrazia, unita allo scollamento fra offerta formativa e mercato del lavoro spinge in particolare i ragazzi a lasciare il Paese. “Oggi si preferisce l'uso della parola expat, espatriato, che sia in letteratura sociologica sia nel diritto del lavoro definisce una persona già occupata ma trasferita all'estero dall'azienda, mentre l'emigrante è un lavoratore che si sposta per cercare un impiego. Il primo termine assume un connotato positivo, il secondo sottende un fallimento dello Stato di appartenenza”, sottolinea il ricercatore del Cnr-Irpps.

“Un altro paradosso nei confronti dei giovani”, prosegue Vitiello, “è che da un lato li rimproveriamo di non interessarsi alla cosa pubblica, dall'altro non siamo in grado di assicurare loro lo spazio politico necessario alla partecipazione. Il massimo della contraddizione lo si raggiunge con il movimento ambientalista Fridays for Future: in questo caso o formuliamo un giudizio svalutante, definendo i giovani partecipanti come gretini - dal nome di Greta Thunberg - oppure assumiamo un atteggiamento di ipocrita accondiscendenza, adesione ed esaltazione del movimento cui non seguono decisioni politiche coerenti e impegni concreti”.    

Esattamente dieci anni dopo il lancio della canzone di Carmen Consoli, Umberto Galimberti con il libro “L'ospite inquietante” scriveva di “nichilismo degli adolescenti” quale espressione di una forte svalutazione dei valori, di analfabetismo affettivo, afasia emotiva, mancanza di riti di iniziazione. “Mi sembra ingeneroso oggi ragionare in questi termini poiché i nostri ragazzi sono costretti a svolgere più lavori contemporaneamente per potere pagare affitto e bollette, per potersi staccare dalla famiglia d'origine andando a vivere da soli, cioè per essere in grado di fare il primo passo verso la maturità”, conclude il sociologo del Cnr-Irpps. “Questo è, secondo me, il vero rito di iniziazione che noi società di adulti non siamo in grado di garantire. Se al senso della precarietà esistenziale comune aggiungiamo quella lavorativa e l'incertezza del reddito non possiamo esigere che i ragazzi si facciano carico dei nostri bisogni politici, sociali e previdenziali. Galimberti prospettava una possibile via: fare incuriosire i giovani delle proprie virtù. Suggeriva in sostanza agli adolescenti di appassionarsi di sé e del proprio futuro”.

Emanuela Gnecco

Fonte: Mattia Vitiello, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali, Roma, tel. 06/492724211 , email mattia.vitiello@irpps.cnr.it -