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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 4 dic 2019
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Marina Landolfi

Università ed Enti

Un museo in omaggio di Giancarlo Ligabue

Su proposta del sindaco Luigi Brugnaro e con il sostegno della Fondazione Musei civici del capoluogo veneto, il Museo di storia naturale di Venezia è stato intitolato a Giancarlo Ligabue, a ricordo della passione per la ricerca e del suo legame nei confronti della città e di questa prestigiosa istituzione. “Nella sua vita Ligabue ha ricevuto importanti riconoscimenti, onorificenze e titoli”, ricorda Brugnaro. “Credo, però, che aver deciso di intitolargli il Museo di storia naturale, che per trent'anni lo ha visto presidente e al quale ha donato circa duemila tra fossili, reperti etnografici e resti del gigantesco Ouranosauros Nigeriensis, sia il massimo tributo che la città possa riconoscere a un suo così illustre concittadino. Con la sua generosità ha dimostrato di amare veramente Venezia”.

Imprenditore, paleontologo ed esploratore, nel corso di quarant'anni, Ligabue ha promosso e sostenuto, tramite il suo Centro studi e ricerche oltre 130 spedizioni nei cinque continenti, scoprendo, tra gli altri, sei giacimenti di dinosauri, cinque di ominidi fossili, diverse etnie in via di estinzione o sconosciute al mondo occidentale, nuove specie di animali, città sepolte, necropoli, insediamenti, centri megalitici, pitture e graffiti rupestri. Ha pubblicato, inoltre, numerosi articoli e materiale scientifico oggi parte della Fondazione presieduta dal figlio Inti, che propone iniziative culturali e scientifiche per la cittadinanza.

Il legame dell'imprenditore-esploratore con il Museo, comincia negli anni '70. Dopo una missione nel deserto del Ténéré, nel Niger orientale, condotta assieme a Philippe Taquet del Museo nazionale di storia naturale di Parigi, Ligabue ha donato tra l'altro uno scheletro di coccodrillo Sarcosuchus imperator, e lo scheletro quasi completo di un Ouranosaurus Nigeriensis, un dinosauro iguanodonto lungo oltre sette metri. Memorabile rimane la mostra “Dinosauri del Deserto del Gobi”, del 1992, ispirata dalle spedizioni in Mongolia che fece registrare oltre 120mila visitatori.

Riaperto al pubblico nel 2010, dopo anni di chiusura per lavori di adeguamento, il Museo oggi offre un percorso rinnovato nei contenuti e negli allestimenti. Al piano terra sono ospitati la Galleria dei cetacei con lo scheletro di una grande balenottera e di un capodoglio, l'Acquario e la biblioteca scientifica, con oltre 40.000 titoli tra libri, opuscoli e periodici. Il piano superiore è diviso in tre sezioni dedicate alla paleontologia, alle diverse forme viventi e agli esploratori veneziani dello scorso secolo. “Sono grato a una città che sa riconoscere e apprezzare il suo impegno civico e culturale, che è durato più di quarant'anni. Come figlio non nascondo l'orgoglio e l'emozione nel sapere che grazie a questa scelta, la sua attività per il Museo e il suo amore per Venezia saranno per sempre ricordati”, commenta il figlio Inti, presidente della Fondazione Ligabue.