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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 11 - 6 nov 2019
ISSN 2037-4801

Focus - Principali cause di morte  

Cultura

Tubercolosi, protagonista romantica

Più di ogni altra malattia, la tubercolosi, consunzione, tisi, scrofula o mal sottile, ha plasmato la storia sociale e culturale dell'Europa del XIX secolo. Il suo impatto epidemiologico a inizio Ottocento era devastante: a Londra una persona su quattro ne moriva. Il declino della tubercolosi inizierà dal 1860 circa. L'impatto fu rilevante anche sull'immaginario artistico, con autori più o meno famosi che esprimevano la loro creatività commentando la malattia attraverso la pittura, il romanzo, la poesia e l'opera. Essere o apparire consunti era quasi una caratteristica distintiva del Romanticismo, lo stile espressivo di un'epoca, per cui la tubercolosi è stata anche definita la “malattia romantica”.

René e Jean Dubos in “The White Plague” (1952) scrivevano che i pazienti caucasici assumevano un aspetto profondamente anemico, dovuto a perdita di sangue e ferro. La consunta modella, pittrice e poetessa Elizabeth Siddal (1829-1862), meglio nota come l'Ofelia annegata nella pittura del preraffaellita John Everett Millais (1829-1896), fu un'icona per la sua generazione. Le donne sane e attente alla moda si affamavano e imbiancavano chimicamente la pelle, per assumere un aspetto simile. Si credeva in una "spes phthisica", una sorta di euforia mescolata alla depressione nelle fasi terminali della malattia, che si pensava potenziasse la creatività mentale.

Il decorso della tubercolosi era insidioso e incerto, influenzato da fattori ambientali (affollamento, alimentazione, attività lavorativa, etc.) e genetici, con alcuni malati che morivano nel corso di mesi e altri che si portavano lentamente avanti la malattia per anni. Tra le vittime famose, John Keats, Fréderic Chopin, Edvard Munch, Anton Checov, Robert Luis Stevenson, Amedeo Modigliani.

La tubercolosi epidemica scoppiò con l'arrivo della rivoluzione industriale: le città in espansione, la sporcizia e il contatto umano persistente nelle abitazioni affollate alimentavano la malattia. E il romanticismo fu una risposta al crescente squallore urbano che favoriva la diffusione della malattia: gli artisti evocavano un mondo bucolico e il classicismo per controbilanciare l'orrore. Più tardi, nel diciannovesimo secolo, quando l'urbanistica ridusse il sovraffollamento, sia la tubercolosi sia il romanticismo si ritrassero.

Di tutti gli artisti consunti, quello più spesso associato alla malattia è John Keats (1795-1821), un medico inglese diventato poeta: il suo ultimo anno frustrato da un amore tragico, un declino della salute, la partenza per l'Italia e la morte riassumono l'immaginario romantico al meglio. L'epidemia infuriò in tutta Europa. In Russia, le opere tardive di Anton Cechov (1869-1904) descrivevano esili personaggi che si muovevano all'interno di un sanatorio a Yalta sul Mar Nero, dove lo scrittore, egli stesso medico, era stato convalescente e stava morendo all'età di 44 anni. Victor Hugo, ne “I miserabili” (1862) usò la sfortunata Fantine che muore di tubercolosi, per potenziare moralmente Valjean.

L'opera italiana nel XIX secolo celebrava a sua volta figure simili. “La traviata” di Giuseppe Verdi, eseguita per la prima volta nel 1853 e ispirata a “La signora delle camelie” di Dumans figlio, narrava la morte della sfortunata Violetta, con le fasi finali della malattia che esplodevano in coincidenza con l'impossibilità di sposare il suo amante Alfredo. “La bohème” di Giacomo Puccini narra di un'eroina affetta da tubercolosi, Mimì, abbandonata dal suo amante Rodolfo. L'opera di Puccini non fu messa in scena fino al 1896, dopo che le nozioni romantiche di consunzione erano state spazzate via dalla dimostrazione di Robert Koch, nel 1882, sulla causa batterica della tubercolosi. Si potrebbe pensare che Rodolfo abbandonò Mimì per paura del contagio...

Sebbene la tubercolosi non si sia estinta con il XIX secolo, e anzi compaia ancora tra le prime dieci cause di morte il suo legame con l'ideale romantico sì mostra netto all'avanzare delle conoscenze. Non c'era più nulla di nobile, suggestivo o affascinante nella nuda verità, scoperta dalla scienza, di germi nocivi che brulicano dentro i loro ospiti per causare la malattia.

Gilberto Corbellini

Fonte: Gilberto Corbellini, Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, Roma, tel. 06/49932657 , email direttore.dsu@cnr.it -