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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 10 - 2 ott 2019
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Marina Landolfi

Università ed Enti

In Italia, sempre meno aree naturali e agricole

I dati presenti nel “Rapporto nazionale sul consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, aggiornati al 2018, vanno dalla scala nazionale a quella comunale e, grazie alla collaborazione fra i vari Enti che compongono il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Ispra, Agenzie per la protezione dell'ambiente, province autonome) e alle nuove tecnologie (software, strumenti), riportano informazioni molto accurate. Fatta eccezione per la città di Torino, che ha di fatto invertito la rotta le notizie per il resto del Paese non sono buone: il consumo di suolo avanza ininterrottamente in un'Italia con dinamiche paesaggistiche ed ecosistemiche molto fragili, soprattutto nelle zone periurbane delle città. Emerge un aumento del costruito e del suolo impermeabilizzato a scapito delle aree naturali e agricole e una frammentazione delle reti ecosistemiche che collegano queste ultime, in alcuni casi per detrazione di suolo e in altri casi per degrado.

Nella valutazione vanno considerati, oltre agli effetti diretti sull'ecosistema, anche quelli indiretti, quali perdita di biodiversità e di servizi ecosistemici. Ne consegue che le superfici potenzialmente interessate dal degrado sono molto ampie, dai 60-100 m fino ai 200 m dall'area effettivamente sottratta. La decentralizzazione urbana (sprawl) è un fenomeno ancora in essere, contestualmente alla densificazione-impermeabilizzazione delle nostre città, con la conseguente perdita di superfici naturali, che sono il principale strumento per garantire la resilienza dei centri urbani ai fenomeni climatici. Le aree verdi sono in grado di migliorare la salute dei cittadini rispetto a problemi quali inquinamento dell'aria, isole di calore urbane e ondate di calore, ma anche per lo stoccaggio delle acque e per la gestione delle precipitazioni estreme. A livello di pianificazione dovrebbero quindi essere equamente distribuite, e in questo senso c'è ancora molto da fare.

Il rapporto è stato presentato al museo Maxxi di Roma nell'ambito dell'iniziativa “Abitare la scienza. Per un futuro più sostenibile”, in collaborazione con ScienzaInsieme. Erano presenti il presidente di Ispra e Snpa Stefano Laporta, il direttore generale di Ispra Alessandro Bratti, il curatore del Rapporto Ispra Michele Munafò, il vice direttore de La Repubblica Sergio Rizzo, il direttore generale di Arpae Giuseppe Bortone, il fotografo Angelo Antolino e il sottosegretario di Stato al ministero dell'Ambiente Roberto Morassut.

Anche la Regione Emilia Romagna, nonostante la nuova Legge n° 24/2017, gli obiettivi di consumo di suolo a saldo zero entro il 2050 e la concessione a ciascun Comune di una quota del 3% di possibilità di urbanizzazione, ha incrementato il consumo di suolo di 381 ettari rispetto all'anno scorso. Il problema, secondo Bortone, “è governare la fase di transizione, magari utilizzando gli strumenti che già esistono a livello normativo, come le valutazioni ambientali strategiche, utili per mettere a confronto scenari futuri, affiancandoli a strumenti che definiscano la qualità degli interventi ipotizzati”.

Mourassut evidenzia “un modello di sviluppo delle città che guarda ancora troppo alla dissipazione delle risorse e all'espansione piuttosto che alla loro effettiva rigenerazione e ottimizzazione”. Nelle sue foto Antolino mostra invece un'Italia banalizzata nelle sue periferie dalla cementificazione e con i paesaggi costieri erosi. I suoi soggetti non sono i cosiddetti ecomostri, ma i luoghi che attraversiamo quotidianamente, come i centri commerciali e le strade, dei quali colpisce la mancanza di identità.

“Si sta istituendo un tavolo di lavoro a livello nazionale con tutte le Regioni, con l'obiettivo di creare osservatori regionali preposti a informare sul consumo di suolo e sulle dinamiche territoriali”, spiega Munafò. “Agli osservatori, una volta istituiti, conferiranno tutti i Comuni, le istituzioni e gli Enti demandati, così da unificare i dati rispetto alla legislazione e alle direttive in merito al consumo di suolo, alla tutela dei nostri paesaggi e ai rispettivi servizi ecosistemici. Nel frattempo attendiamo ancora una Legge nazionale sul consumo di suolo”.