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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 10 - 2 ott 2019
ISSN 2037-4801

Focus - Vendemmia e vino  

Socio-economico

Il peso della produzione viti-vinicola sull'economia

Gli ultimi dati disponibili dell'Istat (maggio 2019) parlano chiaro: il prodotto agricolo con la migliore performance nel 2018 è stato il vino. La sua produzione è cresciuta del 16,2% in volume e del 31,5% in valore, con un deciso aumento dei prezzi alla produzione connesso al miglioramento della qualità.

L'Italia ha un'antica tradizione nella produzione vitivinicola ed è attualmente il secondo produttore di vino al mondo e il primo per esportazioni in volume. Un asset fondamentale per l'economia italiana. I dati di Confagricoltura parlano di 300.000 aziende per 652.000 ettari adibiti a vigneti. Il fatturato del settore ammonta a oltre 10 miliardi di euro, per un export di 6,2 miliardi, in aumento rispetto al 2018, almeno stando al primo quadrimestre dell'anno. A trainare il settore sono soprattutto gli spumanti, che nei primi quattro mesi del 2019 hanno segnato un +8,7% nelle esportazioni, bilanciando così il calo analogo subito dal vino sfuso. L'ultima rilevazione di Confagricoltura sulla vendemmia 2019: in sintesi, meno uva, ma di ottima qualità.

“Il settore della viticoltura è sempre più caratterizzato da prodotti di alta qualità: sono oltre 500 i vini Dop/Dopg e Igp italiani certificati dall'Unione Europea, che rappresentano il 90% del valore della produzione”, spiega l'economista Antonio Coviello dell'Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo (Iriss) del Cnr. Circa 100 i veneti certificati, primi in classifica, seguiti da toscani e piemontesi (circa 85 ciascuno).

Con una stima di produzione tra i 47 e i 49 milioni di ettolitri di vino (contro i 43-46 della Francia e i 40-44 della Spagna) e 10,2 miliardi di euro di valore della produzione di vino, l'Italia nel 2018 si è collocata seconda solo rispetto alla Francia, che ne ha prodotto per 12,6 miliardi. L'88% arriva da aziende o cooperative agricole, il 12% dall'industria.

Tornando all'export, la vendita oltre confine nel complesso ha superato i 6 miliardi di euro. “Le esportazioni di vino rappresentano il 75% di quelle delle bevande italiane e negli ultimi 15 anni sono più che duplicate”, precisa il ricercatore del Cnr-Iriss. “Nel mercato globale della vendita, così come nel fatturato, risultiamo secondi con una quota del 19,8% dopo la Francia che, però, perde progressivamente terreno.

Gli Usa rimangono il primo mercato di sbocco, seguiti da Germania e Regno Unito. Nel 2020, i mercati più interessanti per i vini fermi saranno però la Cina, dove sono previsti volumi di vendite in aumento dell'11,9%, il Canada (+6,5%) e il Giappone (+4,2%); per gli spumanti le destinazioni principali saranno Canada (+18,4%), Usa (+14,6%) e Cina (+12,2%). E mentre gli Stati Uniti stanno valutando l'ipotesi di aumentare i dazi doganali sulle importazioni di vini dall'Unione Europea, Coldiretti in una sua recente analisi sostiene che il vino italiano potrebbe avvantaggiarsi della guerra commerciale in atto tra Usa o Cina.

In quanto a superficie agricola utilizzata nella coltivazione delle vite da vino (oltre 600 mila ettari), l'Italia è superata solo da Spagna (oltre 900 mila ettari) e Francia (circa 800 mila ettari). Oltre il 66,5% delle superfici dedicate alla coltivazione della vite in Italia sono destinate alla produzione di vini certificati Dop e Igp. L'incidenza percentuale della superficie agricola regionale destinata alla viticoltura sul totale Italia, in particolare, vede in testa alla classifica la Sicilia e Puglia (con circa il 20%), seguita da Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna. Mentre, se guardiamo all'incidenza percentuale degli addetti regionali sul totale addetti dell'industria del vino in Italia, le regioni del Veneto e Piemonte risultano leader con circa il 20%.

Sono però necessari ulteriori investimenti su produzioni biologiche e Dop-Igp. Secondo i dati del 6° Censimento generale dell'agricoltura, l'incidenza percentuale sul totale delle aziende agricole con coltivazioni e/o allevamenti biologici in Italia si attesta intorno al 10%, in Piemonte circa il 5%. “I cambiamenti climatici dell'ultimo decennio hanno condizionato la redditività del settore agricolo. Le perdite di raccolta dovute a calamità naturali hanno assunto, negli ultimi anni, un carattere ricorrente. Varie produzioni ne sono state interessate, quali proprio il vino nel 2017 (-16%)”, conclude Coviello, che auspica attività di risk management e diffusione di coperture assicurative.

Mirna Moro

Fonte: Antonio Coviello, Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo, tel. 081/2470942 , email a.coviello@iriss.cnr.it -