Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 9 - 4 set 2019
ISSN 2037-4801

Focus - Oggetti smarriti (e ritrovati)  

Tecnologia

Il museo tecnologico della didattica

Anche la scuola ha i suoi oggetti perduti: negli anni, le lavagne hanno lasciato il posto alle Lim; pc e multimediali hanno scalzato ingombranti proiettori come l'episcopio, che grazie a uno specchio trasparente e a una luce permetteva di riflettere su un muro un disegno o la pagina di un libro? O il videodisc, supporto di registrazione, antenato del DVDx. Una preziosa testimonianza dell'evoluzione delle metodologie didattiche viene dall'archivio dell'Istituto per le tecnologie didattiche (Itd) del Consiglio nazionale delle ricerche di Genova: un'esposizione che permette di comprendere quanto la tecnologia abbia, nel tempo, influenzato il modo di insegnare e di apprendere.

“Oggi è del tutto normale accendere un pc o un cellulare e scaricare su un unico supporto risorse diversificate, come audio, video e testi, ma al tempo dell'analogico non era così semplice”, ricorda Augusto Chioccariello del Cnr-Itd. “Per questo, sin dagli anni '70, il ruolo dell'Istituto era individuare tecnologie in grado di integrare e far dialogare strumenti diversi, con l'obiettivo di arrivare a soluzioni didattiche sempre più interattive e complete. C'erano già diverse esperienze internazionali di successo, come i kit educativi di Jerome Bruner, popolarissimi negli Stati Uniti e basati sull'integrazione di dispense, audiovisivi e giochi”.

Nasce in questo contesto il Promix, progettato e messo a punto a metà anni '70 dal primo direttore dell'Istituto, Rinaldo Sanna: una macchina in grado di integrare e manovrare con un unico telecomando tre diverse sorgenti: audio, immagini fisse e filmini. “In questo modo si potevano proiettare su uno stesso schermo, alternandole, scene cinetiche e immagini fisse, ad esempio diapositive, che venivano incollate su un serpentone di schede di cartone”, spiega Mauro Tavella, ricercatore associato al Cnr-Itd. “Il funzionamento poteva sembrare macchinoso, ma i moderni sistemi di fruizione multimediale nascono con lo stesso obiettivo di questi primi, artigianali, tentativi”.

Nell'archivio genovese si trova ancora, ad esempio, il videodisc del 1986 con il ciclo di lezioni sul rischio sismico, realizzato in collaborazione con la casa di produzione Bozzetto e fatto masterizzare direttamente alla Philips, in Olanda. “Testi, audio, video e immagini scorrevano sullo schermo del computer che faceva da tutore intelligente, un prodotto allora innovativo, divertente e istruttivo ma anche estremamente costoso”, aggiunge Chioccariello.

Un ausilio didattico molto usato nelle scuole, all'epoca, erano i filmini formato Super8: “Ne avevamo una stanza piena, su molteplici argomenti, e li fornivamo integrati con esercizi, commentari, materiale fotografico”, conclude Tavella. “Per arrivare a una tecnologia veramente di massa bisognerà aspettare gli anni '80, con i primi personal computer o l'Apple II, il famoso Commodore 64 e più tardi l'Ibm pc e l'Olivetti M24. Ma rigorosamente a floppy disc”.

Francesca Gorini

Fonte: Augusto Chioccarello , Istituto per le tecnologie didattiche, Genova, tel. 010/6475303, email augusto@itd.cnr.it

Fonte: Mauro Tavella , Istituto per le tecnologie didattiche, Genova, email tavella@itd.cnr.it