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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 8 - 7 ago 2019
ISSN 2037-4801

Focus - Scienza e narrativa  

Salute

Elogio dell'estetica della conoscenza

Ciò che affascina oggi il lettore delle grandi opere scientifiche del passato non è tanto la loro analisi dei fenomeni o il loro contenuto sperimentale, spesso superati o addirittura errati, quanto piuttosto la loro bellezza estetica, la loro "inattualità" letteraria, che riesce ancora oggi a coinvolgere il lettore, fino a renderlo partecipe delle emozioni provate da quegli scienziati nel momento delle loro scoperte.

La ricerca scientifica oggi viene svolta da legioni di ricercatori in modo assai diverso rispetto ai tempi eroici di Galileo Galilei (1564-1642), Francesco Redi (1626-1697), Alexander von Humboldt (1769-1859) o Charles Darwin (1809-1882). Inoltre, la crescente e sempre più rapida specializzazione delle scienze fisiche e naturali, attestata a partire dal XIX secolo dalla chiusura delle accademie generaliste e dalla concomitante apertura degli istituti universitari, ha portato al divorzio tra sapere scientifico e umanistico e, conseguentemente, a una letteratura scientifica molto specializzata. Ciò ha reso sempre più ardua la comprensione non solo rispetto al grande pubblico ma anche fra studiosi che operano in discipline diverse, e persino fra coloro che si occupano di argomenti diversi appartenenti alla stessa area tematica.

La specializzazione e l'approccio riduzionistico - senza dubbio essenziali per il progresso della scienza - hanno così finito per privilegiare una prosa scarna e sintetica, spesso ottenebrata da un'impervia essenzialità e da un linguaggio iniziatico che, oltre a rendere incomprensibile il messaggio ai “non addetti ai lavori”, ha finito per soffocare del tutto le essenziali componenti emotive ed estetiche della conoscenza. Questo fatto venne perfettamente colto dal premio Nobel Francis Crick, quando scrisse: “Non esiste forma di prosa più difficile da comprendere, e al tempo stesso più noiosa da leggere di quella in cui solitamente ci si imbatte negli articoli scientifici”. Lo stesso non si può certo dire, per esempio, dei testi di von Humboldt o di quelli di Galileo, Redi, Buffon, Darwin o Wallace. Le opere di questi grandi scienziati dei secoli passati sono delle vere odi all'estetica della conoscenza, ecco perché oggi i loro testi inattuali si leggono con grande emozione e un certo rimpianto.

L'aspetto emotivo, estetico della ricerca scientifica non deve essere sottovalutato, poiché esso esercita una straordinaria influenza sull'immaginario dell'uomo e sulle sue scelte. Se Darwin e Wallace, dopo la lettura del diario scientifico del lungo viaggio in Sudamerica di Humboldt, provarono l'irrefrenabile desiderio di intraprendere la vita del naturalista, ciò non fu tanto perché folgorati dalle fitte serie di dati meteorologici, magnetici, fisici e geografici che riempivano le lunghe appendici e le note, quanto perché magnetizzati dal romantico entusiasmo con cui le osservazioni venivano descritte e interpretate.

È lo stesso Darwin a confermarlo nella sua corrispondenza privata, nei diari di viaggio e nell'autobiografia. “Se proprio volete avere un'idea dei paesi tropicali studiate Humboldt [...]. Più lo leggo e più i miei sentimenti si tramutano in vera ammirazione. […] Non ho mai provato tanta felicità. Prima ammiravo Humboldt, ora quasi lo adoro; soltanto lui sa dare un'idea dei sentimenti che pervadono l'animo quando si giunge per la prima volta ai tropici”. Infine, nell'autobiografia, ribadirà il ruolo chiave giocato dal diario di Humboldt nella propria vocazione: “Nell'ultimo anno di Cambridge [1831] lessi con attenzione e con profondo interesse i 'Ricordi personali' di Humboldt. Questo libro e l''Introduzione allo studio della filosofia naturale' di sir J. Herschel accesero in me il desiderio ardente di portare un contributo, anche il più umile, al nobile edificio delle scienze naturali. Nessun altro libro ebbe su di me un'influenza simile a quella di questi due libri”.

Anche Wallace, quasi negli stessi termini, nel 1905 riconoscerà il ruolo giocato dall'opera del naturalista tedesco nella propria vocazione naturalistica: “Fra le opere che lessi e che influenzarono il mio futuro vi furono i 'Ricordi personali dei viaggi in Sudamerica' di Humboldt: il libro, credo, che per primo suscitò in me il desiderio di visitare i tropici”. In entrambi i casi, fu dunque la prosa ispirata, la descrizione artistica e poetica della natura, e non l'asettico risultato scientifico che accese il sacro fuoco della ricerca nei due giovani inglesi.

Una volta tornati in Inghilterra, entrambi i naturalisti vittoriani fecero dell'opera di Humboldt il modello letterario delle loro relazioni di viaggio: il 'Journal of researches into the geology and natural history of the various countries visited by H.M.S. Beagle' (1839) di Darwin e 'Narrative of Travels on the Amazon and Rio Negro' (1853) e 'Malay Archipelago' (1869), scritti da Wallace al ritorno dai suoi viaggi in Sudamerica (1848-1852), e nel Sudest asiatico (1854-1862).

L'aspetto estetico evidente in questi diari di viaggio, è riscontrabile anche in altre opere del XVIII e del XIX secolo di carattere più prettamente scientifico. Scritti nei quali i contenuti scientifici sono inseriti in una conversazione dotta, fatta di digressioni autobiografiche, partecipazione sentimentale e metafore o similitudini letterarie. Esempi possono essere l''Origine delle specie' di Darwin, da lui stesso definita “un lungo ragionamento”, i 'Principi di geologia' di Lyell, o le opere americane di Humboldt, come si evince dalle sue stesse parole: “Un libro sulla natura deve suscitare le medesime emozioni suscitate dalla natura stessa. In particolare […] ho cercato di descrivere e ritrarre la realtà nel modo più scientifico possibile, senza mai smarrirmi nelle aride regioni del sapere astratto”.

La crisi dell'aspetto comunicativo del linguaggio scientifico e artistico, palesatasi in pieno a partire dagli inizi del secolo scorso, venne lucidamente percepita negli anni della Repubblica di Weimar dallo scrittore e poeta tedesco Erich Kästner: “Oggi abbiamo bisogno di efficaci 'trasformatori' che sappiano tramutare in qualcosa di comprensibile e fruibile la scienza e la filosofia svuotate da prospettive basate sull'esperienza, la poesia esoterica, la musica dodecafonica e l'arte astratta. Senza tali intermediari, che devono essere di notevole caratura, lo iato tra coloro che creano cultura e coloro che di tutto ciò non sanno che farsene parrebbe farsi sempre più incolmabile e la crisi culturale del nostro secolo sempre più evidente”.

La componente comunicativa e gli insopprimibili aspetti emotivi ed estetici connessi con la ricerca sono oggi migrati, come auspicava Kästner, nelle opere di divulgazione scientifica, scritte non solo da giornalisti specializzati, ma anche dagli scienziati stessi, sempre più spesso chiamati in prima persona a comunicare al grande pubblico i propri risultati al fine di contribuire all'alfabetizzazione scientifica della popolazione. Tra i molti che hanno svolto opera di alta divulgazione possiamo ricordare i genetisti Luigi Luca Cavalli-Sforza e David Reich, gli zoologi Ernst Mayr e Steven J. Gould o i fisici e cosmologi Stephen Hawking e Steven Weinberg.

Federico Focher

Fonte: Federico Focher, Istituto di genetica molecolare Luigi Luca Cavalli-Sforza, tel. 0382/546352 , email focher@igm.cnr.it -