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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 7 ago 2019
ISSN 2037-4801

Focus - Scienza e narrativa  

Tecnologia

Matematica tra le righe

Tracce di matematica sono presenti in diversi romanzi. E spesso a evidenziarne la presenza sono gli stessi scrittori, come James Joyce che, parlando del capitolo "Itaca" del suo "Ulisse", in una lettera a un amico, dice: “Sto scrivendo Itaca in forma di catechismo matematico. Tutti gli eventi si risolvono nei loro equivalenti fisico-cosmici, psichici… sicché non solamente il lettore saprà tutto e lo saprà nel modo più secco e freddo, ma Bloom e Stephen (i protagonisti, ndr) diverranno corpi celesti, erranti come le stelle che essi contemplano”. E ancora, in un'altra lettera, aggiunge: “Sto lottando con l'acidità di Itaca – una sublimazione matematico-astronomico-fisico-meccanico-geometrico-chimica di Bloom e di Stephen (che il diavolo se li porti tutti e due) come preparazione per l'episodio ampiamente curvilineo di Penelope (l'ultimo capitolo, ndr)”.

La matematica è presente ne 'Il nome della rosa' di Umberto Eco, quando frate Guglielmo si perde nella biblioteca, che è un vero labirinto. “La biblioteca è stata costruita da una mente umana che pensava in modo matematico, perché senza matematica non fai labirinti”. E proprio dei labirinti Roberto Natalini, direttore dell'Istituto per le applicazioni del calcolo 'M. Picone' (Iac) del Cnr, fa notare che “sono un argomento classico del binomio matematica/letteratura, da Borges in poi sono una metafora immancabile quando si parla di matematica. Ovviamente, ci sono 'regole matematiche' che attingono alla topologia dei grafi per uscire da un labirinto: basta tenere sempre una mano sul muro del labirinto e avanzare per trovare un'uscita in un labirinto semplicemente connesso. Colpisce come Eco non si voglia troppo sbilanciare sul motivo per cui la matematica funziona. E ha ragione: è un problema filosofico non di poco conto, che non si può certo affrontare tra le righe di un romanzo”.

In alcuni casi poi gli stessi matematici sono autori di romanzi. “Quasi tutti i matematici sono avidi lettori e a volte anche scrittori, è il caso di Chiara Valerio, Paolo Cognetti, Jordan Ellenberg, Michèle Audin o, andando indietro nel tempo, Lewis Carroll e Sofya Kovalevskaya”, continua Natalini. “È raro invece trovare umanisti con interessi e competenze matematiche. Per questo hanno molto colpito le conoscenze che emergono in testi come 'I turbamenti del giovane Törless' di Robert Musil e 'La Stella di Ratner' di Don De Lillo. Il primo aveva una grande padronanza della matematica, il secondo ha addirittura passato un paio di anni a studiarla, in modo profondo. Ancora oggi trovo che il passaggio di Törless sui numeri complessi sia bello e profondo allo stesso tempo”.

La convivenza tra parole e numeri dunque non danneggia l'opera letteraria. “La matematica non elimina la fantasia, piuttosto la argina e la razionalizza e il rigore con cui si può scrivere una trama, curare i dettagli, incastrare le azioni dei personaggi ha qualcosa che ricorda questa disciplina. Ma forse solo perché la matematica è la modalità con cui pensiamo in modo efficiente e nella buona letteratura nulla è lasciato al caso”, conclude il direttore del Cnr-Iac.

Cinzia D'Agostino

Fonte: Roberto Natalini, Istituto per le applicazioni del calcolo "Mauro Picone", Roma, tel. 06/49270961 , email r.natalini@iac.cnr.it -