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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 3 lug 2019
ISSN 2037-4801

Focus - L'esplorazione spaziale  

Salute

Parmitano torna a passeggiare nello spazio

Dopo sei anni Luca Parmitano torna per un nuovo semestre sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) con la missione Beyond. La partenza è prevista dal Kazakistan il 20 luglio, a cinquant'anni esatti dallo sbarco lunare, sempre a bordo della navicella russa Soyuz. Per Parmitano non sarà un semplice “tornare nello spazio”, poichè stavolta ricoprirà  il ruolo di primo comandante italiano, oltre che di terzo astronauta europeo della Iss. La spedizione si chiama Beyond (oltre), nome scelto dal nostro astronauta, ossia spingersi verso le nuove frontiere della scienza e della tecnologia a beneficio dell'uomo e del Pianeta. Il logo della missione, alla cui ideazione ha contribuito Parmitano, ne è anche il manifesto paradigmatico: Marte su cui si sovrappone l'immagine della Luna; un casco di astronauta in trasparenza che scruta il cielo con la Terra riflessa sulla visiera e l'Europa in primo piano mentre la Iss sembra puntare oltre la propria orbita.

La permanenza nello spazio ha naturalmente effetti sull'organismo. “La Stazione spaziale orbita attorno alla Terra a circa 400 km di altezza e a 28.000 km/h, questo comporta che il ritmo circadiano sonno-veglia venga completamente alterato e mantenuto artificialmente grazie alle luci a bordo, con un rumore di fondo che è come vivere per mesi in una cabina di un aereo”, spiega Angelo Gemignani dell'Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr e del Centro Extrème di Pisa. “Ecco quindi che il ruolo di Parmitano dovrà essere quello di 'facilitatore', ossia, come lui stesso ha detto, deve mettere tutti nella condizione di lavorare al meglio delle proprie capacità ed è responsabile della sicurezza dell'equipaggio e della Stazione, oltre che del successo della missione in generale”.

Nella seconda parte della missione, l'astronauta parteciperà a più di cinquanta esperimenti, tra i quali due di neurofisiologia, Grasp e Grisp, riguardanti il modo in cui vengono integrate tutte le informazioni che arrivano ai nostri sensi, combinando quelle visive e la forza muscolare e tenendo conto della forza di gravità, in cui è possibile isolare i vari sensi e capire come funzionano: “Questo è molto importante sia per studiare come il cervello riesca ad avere un'immagine del corpo immerso nell'ambiente, sia per ottimizzare sempre più l'ambiente spaziale”, continua Gemignani. “Il fenomeno di 'arricchimento ambientale' è infatti necessario al mantenimento delle funzioni esecutive (attenzione, abilità mnemoniche, decision making), che rivestono un ruolo primario nella riuscita di performance nello spazio”. A questo scopo, l'astronauta catanese sarà impegnato in diverse attività extra-veicolari (passeggiate spaziali) particolarmente impegnative e delicate, come l'esperimento Ams, che consiste nel sostituire una pompa di raffreddamento che ha richiesto la costruzione di strumenti estremamente precisi, spesso molto piccoli e difficili da gestire con i guanti.

Ci sono poi Nutriss e EveryWear, il primo ha lo scopo di mantenere una composizione corporea ideale, evitando l'aumento del rapporto massa grassa/massa magra dovuto all'inattività; il secondo si basa su un'applicazione per raccogliere dati fisiologici, clinici e  informazioni nutrizionali. “In generale l'esercizio fisico è inserito come contromisura all'eccessiva perdita di calcio dalle ossa, tipica delle missioni spaziali. Negli ultimi anni, anche tenendo conto della conformazione interna del veicolo, sono stati approntati dispositivi che permettono di compiere esercizio mentre il corpo è vincolato e spinto contro una piattaforma, in modo da simulare l'effetto della forza di gravità”, aggiunge Francesca Mastorci del Cnr-Ifc. “Inoltre, nel corso dei decenni, gli esperti dello Space Food Laboratory della Nasa, e successivamente i partner internazionali, hanno messo a punto una dieta sempre più equilibrata in termini di soddisfacimento del bisogno energetico degli equipaggi, più rispondente alle peculiarità delle reazioni fisiologiche riscontrate in orbita e anche più attenta ai gusti personali degli astronauti, al fine di rendere i cibi più appetitosi, tenendo conto che l'assenza di gravità priva gli astronauti di gran parte del senso dell'olfatto e del gusto”.

Luisa De Biagi

Fonte: Angelo Gemignani, Istituto di fisiologia clinica, Pisa, tel. 050/3152686 , email gemignan@dfb.unipi.it - Francesca Mastorci, Istituto di fisiologia clinica, Pisa , email mastorcif@ifc.cnr.it -