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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 3 lug 2019
ISSN 2037-4801

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Tecnologia

Un lago salato su Marte

La scorsa estate, un team di ricerca tutto italiano ha firmato su Science la scoperta che ha segnato un punto di svolta: la prima osservazione di acqua liquida salata su Marte. L'équipe guidata dall'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) ha coinvolto l'Istituto per l'inquinamento elettromagnetico (Irea) del Cnr, l'Agenzia spaziale italiana (Asi), la Sapienza Università di Roma, l'Università degli Studi Roma Tre e l'Università D'Annunzio Chieti-Pescara. Il gruppo multidisciplinare ha così confermato un'ipotesi formulata per la prima volta nel 1976 dalla missione Viking della Nasa, che suggeriva come un tempo la superficie del Pianeta Rosso fosse coperta da mari, laghi e fiumi, ipotesi avvalorata da successive missioni, ma mai accertata fino a quando non è entrato in azione il radar italiano Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding) a bordo della sonda europea Mars Express.

Il radar ha osservato per la prima volta un lago subglaciale simile a quelli che sulla Terra si trovano in Artide o in Groenlandia. “Marsis è capace di sondare il sottosuolo di Marte fino alla profondità di 4-5 km e per più di 12 anni ne ha investigato le calotte polari in cerca di indizi di acqua liquida, fino al momento in cui al Polo Sud del Pianeta Rosso, sotto uno strato di ghiaccio, ha rilevato la presenza di un lago con uno spessore di circa 1,5 chilometri, una ventina di chilometri di diametro e con una temperatura di almeno dieci gradi sottozero”, spiega Francesco Soldovieri, ricercatore del Cnr-Irea e tra gli autori della scoperta. “I sali minerali presenti nel lago – perclorato di magnesio e di calcio di cui è ricco il suolo marziano - mantengono l'acqua allo stato liquido nonostante la temperatura al di sotto dello zero”.

Il radar ha analizzato i dati acquisiti in tre anni, tra maggio 2012 e dicembre 2015, il suo principio fisico è molto semplice e ricorda quello dell'eco. “Il sistema è costituito da un'antenna che trasmette un'onda elettromagnetica che si propaga indisturbata fino a quando non incontra un ostacolo nel sottosuolo”, continua il ricercatore. “A questo punto si genera un'onda riflessa dall'ostacolo, che viene poi ricevuta dalla sonda radar. L'elaborazione restituisce informazioni sull'oggetto in termini di distanza dell'oggetto dal radar e delle proprietà elettromagnetiche dell'oggetto stesso. Lo studio dei segnali radar riflessi ha consentito di confermare la presenza di materiali che contengono notevoli quantità di acqua liquida”.

La presenza di acque profonde nel sottosuolo di Marte apre nuovi suggestivi scenari, come testimoniano del resto le missioni spaziali previste per i prossimi anni e dedicate alla ricerca di una qualche forma di vita elementare. “Lo strato di ghiaccio vicino al corpo idrico o il corpo idrico stesso rappresentano un potenziale habitat per alcuni batteri. Acqua, sali, rocce e protezione dalla radiazione cosmica sono ingredienti che potrebbero far pensare anche a una nicchia biologica, come suggeriscono del resto successive ricerche che hanno analizzato le condizioni fisiche e chimiche dell'ambiente. Sicuramente questa scoperta apre nuove possibilità per la ricerca di forme di vita (batteri) nell'ambito marziano” conclude Soldovieri. Anche il team che coinvolge il Cnr sta proseguendo la ricerca in questo senso. “Le attività già in corso riguardano un'indagine su larga scala del Polo Sud di Marte alla ricerca di altri laghi/acquiferi con la stessa dimensione o maggiore. I primi risultati ottenuti sono molto interessanti”.

Cecilia Migali

Fonte: Francesco Soldovieri, Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell'ambiente, Napoli, tel. 081/7620651 , email soldovieri.f@irea.cnr.it -