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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 7 - 3 lug 2019
ISSN 2037-4801

Focus - L'esplorazione spaziale  

Socio-economico

Quando il business diventa spaziale

Il sogno di un giro turistico intorno alla Luna o addirittura su Marte sta davvero per diventare una realtà alla portata di tutti? Nel 2001, per soggiornare una settimana sulla Stazione spaziale internazionale, il primo turista spaziale Joseph Tito, sborsò circa 20 milioni di dollari. Ad oggi è già possibile prenotare a 'soli' 100.00 dollari un posto sulla prima navicella per Marte: partenza prevista per il 2024, secondo il rivoluzionario programma SpaceX. Al momento però quella su Marte sembra più che altro una trovata pubblicitaria per raccogliere fondi e finanziamenti: secondo gli esperti infatti, qualora anche si riuscissero a realizzare in così poco tempo vettori spaziali affidabili, non possiamo prevedere davvero come corpo e psiche reagirebbero a un viaggio tanto impegnativo caratterizzato da diversi mesi di tragitto, con esposizione a enormi radiazioni. Molto probabilmente, sarebbe con un biglietto di sola andata.

Intanto diversi progetti privati stanno sviluppando tecnologie concrete per i viaggi nello spazio. Da quando gli enti spaziali dei Paesi più avanzati hanno dovuto ridurre i budget delle loro missioni, i privati si stanno infatti organizzando per creare un nuovo mercato. Ad esempio a giugno la Nasa ha annunciato, presentando un piano a Wall Street, di voler aprire alle imprese e agli astronauti privati la Stazione spaziale internazionale per promuovere nuove ricerche, con l'obiettivo di ridurre i costi operativi delle sue missioni. Lo scorso dicembre, inoltre, un veicolo della Virgin Galactic ha raggiunto un'altitudine di 80 chilometri circa, superando il confine oltre il quale per convenzione inizia lo spazio. L'azienda afferma di avere già raccolto centinaia di prenotazioni, a 250.000 dollari l'una, per un tour della durata di circa 14 minuti, che nel giro dei prossimi mesi permetterebbe di sperimentare l'assenza di gravità e di godere della vista privilegiata del profilo curvo del nostro Pianeta.

Quello dello spazio è un settore nel quale l'Italia vanta una lunga tradizione: tra le prime nazioni al mondo a lanciare e in orbita satelliti, è tra i membri fondatori dell'Agenzia spaziale europea, di cui è oggi terzo Paese contributore. “L'Italia ha definito un Piano strategico Space Economy, che prevede un investimento di circa 4,7 miliardi di euro, di cui circa il 50% coperto con risorse pubbliche, aggiuntive rispetto a quelle ordinarie destinate alle politiche spaziali”, spiega Antonio Coviello, economista dell'Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo (Iriss) del Cnr. “Nel mondo, la space economy - la catena che, partendo dalla ricerca, sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali arriva fino alla generazione di prodotti e servizi innovativi abilitati, quali servizi di telecomunicazioni, di navigazione e posizionamento, di monitoraggio ambientale previsione meteo - vale 350 miliardi di dollari. Di questi circa 80 miliardi sono legati all'industria non satellitare e provengono da budget governativi, tutto il resto da privati. Dal 2000 a oggi 250 venture capital hanno investito 6,3 miliardi in attività e start-up legate allo spazio. Tra le tante attività che derivano dai dati della ricerca spaziale: tutela di beni (si pensi al monitoraggio delle oscillazioni del terreno negli scavi archeologici di Pompei); assicurazioni in agricoltura (in riferimento al rischio collegato a eventi atmosferici quali le grandinate); coltura ittica e pesci allevati in mare (monitoraggio dell'acqua e prevenzione di rischi derivanti da alghe, meduse o inquinamento); industria mineraria spaziale (Space mining). Si pensi alle sostanze presenti nello spazio che sulla Terra scarseggiano o mancano, quali l'Elio 3: un chilo di questa sostanza che fornisce energia: può alimentare una città come New York per un anno”.

Le innovazioni legate all'industria dello spazio possono anche supportare o permettere di reinventare il business dei settori tradizionali. “Ad esempio le informazioni sono necessarie per monitorare e governare il cambiamento climatico, le cui conseguenze sulle economie e sui sistemi finanziari sono particolarmente rilevanti e acute”, conclude il ricercatore del Cnr-Iriss. “Il riferimento è non solo al monitoraggio in materia di terremoti e alluvioni ma anche alla prevenzione dei danni in agricoltura causati da eventi catastrofici legati al clima. Per il potenziamento delle misure di gestione dei rischi agricoli, ad esempio, si sta sviluppando un approccio integrato tra utilizzo di nuove tecnologie spaziali per aumentare la produttività dei terreni e strumenti innovativi per la loro assicurazione, come le polizze parametriche, con alla base rilevazioni climatiche e di eventi atmosferici”.

Edward Bartolucci

Fonte: Antonio Coviello, Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo, tel. 081/2470942 , email a.coviello@iriss.cnr.it -