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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 5 - 8 mag 2019
ISSN 2037-4801

Focus - Leopardi e L'infinito  

Cultura

Il genio tra poesia e cultura scientifica

La passione di Leopardi per la scienza è nota, meno forse lo è quella per i grandi scienziati d'epoca moderna e per Galileo Galilei in particolare, di cui si hanno tracce cospicue, per limitarci agli scritti in prosa, dalle 'Dissertazioni fisiche' allo 'Zibaldone', fino ai 'Pensieri': “Cartesio, Galileo, Newton, Locke ec. hanno veramente mutato faccia alla filosofia” (Zib. 1857). Sono gli studi scientifici giovanili a ispirare a Giacomo una teoria sociale abbozzata nei Pensieri: “La società degli uomini è simile ai fluidi; ogni molecola dei quali, o globetto, premendo fortemente i vicini di sotto e di sopra e da tutti i lati, e per mezzo di quelli i lontani, ed essendo ripremuto nella stessa guisa, se in qualche posto il resistere e il risospingere diventa minore, non passa un attimo che, concorrendo verso colà a furia tutta la mole del fluido, quel posto è occupato da globetti nuovi” (Pensiero n. CI).

Nello Zibaldone trova spazio invece una sorta di spiegazione aerobica: “Il mondo, o la società umana nello stato di egoismo (cioè di quella modificazione dell'amor proprio così chiamata) in cui si trova presentemente, si può rassomigliare al sistema dell'aria, le cui colonne (come le chiamano i fisici) si premono l'une l'altre, ciascuna a tutto potere, e per tutti i versi. Ma essendo le forze uguali, e uguale l'uso delle medesime in ciascuna colonna, ne risulta l'equilibrio, e il sistema si mantiene mediante una legge che par distruttiva, cioè una legge di nemicizia scambievole continuamente esercitata da ciascuna colonna contro tutte, e da tutte contro ciascuna.” (Zib. 2437). Il concetto delle colonne pneumatiche abbinato alla cifra “agonistica” alle relazioni sociali torna nella 'Dissertazione sopra i fluidi elastici': “L'aria è pesante, ed il suo peso è tale, che se non venga controbbilanciata, come avviene nella macchina pneumatica, dall'aria interna, ella preme con tal violenza sopra la campana, che una validissima forza non è capace di distaccarla dal luogo ove ella è posta”.

L'ampiezza delle letture compiute per la 'Crestomazia', in particolare, dà modo allo scrittore di approfondire la conoscenza degli scritti galileiani, avviata sin dai dalla giovinezza. Con il passare del tempo i giudizi si fanno più precisi, puntuali, circostanziati, come attesta un appunto dei primi giorni del 1827: “Non so se s'io m'inganno, ma certo mi par di scorgere nella maniera sì di pensare e sì di scrivere del Galilei un segno e un effetto del suo esser nobile” (Zib. 4241).

Anche Giacomo, alla stregua di Galileo, è abituato ad interrogare il cosmo, a livello lirico, come fa di notte, nella solitudine del Monte Tabor. Nel gioco delle antropomorfizzazioni del 'Dialogo della Terra e della Luna', è il nostro pianeta a informare il suo satellite di un evento sensazionale: “poco dianzi, un fisico di quaggiù, con certi cannocchiali, che sono instrumenti fatti per vedere molto lontano, ha scoperto costì una bella fortezza, co' suoi bastioni diritti, che è segno che le tue genti usano, se non altro, gli assedi e le battaglie murali” (p. 854). Fa capolino l'immagine de 'Il Copernico', immortalato “in sul terrazzo di casa sua, guardando in cielo a levante, per mezzo d'un cannoncello di carta; perché non erano ancora inventati i cannocchiali” (524). La satira del reale si mescola con la mitologia del progresso, nel segno della sterminata grandezza del cosmo, divenuto meno misterioso grazie alle scoperte di Galileo, “primo riformatore della filosofia e dello spirito umano” (Zib. 4241).

“Quello che è interessantissimo e quasi unico, in Leopardi, è il modo in cui la scienza e la sua storia entra nella sua analisi critico-pessimistica della condizione umane. In particolare nelle 'Operette morali', che contengono riflessioni magistrali sul materialismo e che nel 1850 furono messe all'Indice dei libri proibiti dalla Chiesa”, conclude il direttore del Dipartimento scienze umane del Cnr e docente di Storia della medicina alla Sapienza Università di Roma, Gilberto Corbellini. “Sono pagine cariche di un'ironia acuta, che collega intelligentemente passato e presente e che tira in ballo anche la scienza e la sua storia per gettare uno squarcio su quelle che Giacomo considera le molte miserie e le poche grandezze della natura umana. Alcune favole, come 'Copernico', sono autentici capolavori pionieristici di quella che poi diventerà la psicologia cognitiva: l'uomo usa l'immaginazione per negare fatti scientifici, a proprio rischio e pericolo”.

Andrea Lombardinilo

Fonte: Gilberto Corbellini, Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, Roma, tel. 06/49932657 , email direttore.dsu@cnr.it -