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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 8 mag 2019
ISSN 2037-4801

Focus - Leopardi e L'infinito  

Socio-economico

Recanati e i Parchi letterari

“Sempre caro mi fu quest'ermo colle e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude...”, scriveva Giacomo Leopardi. Oggi Recanati e il suo parco letterario costituiscono un tutt'uno armonico. Camminare per le strade della cittadina marchigiana significa ripercorrere le tracce del poeta, seguirne il "caro immaginar" sono forse il più riuscito esempio di connubio tra poesia e luoghi, paesaggi, cultura e gente. I parchi letterari si rivolgono a un pubblico di viaggiatori colti ai quali far conoscere il territorio attraverso una lettura differente, interdisciplinare, attenta all'ambiente, alla storia, alla geografia, alle tradizioni e alla identità dei luoghi seguendo il filo conduttore della fonte letteraria.

Il turismo culturale italiano è in generale, quello che più ha retto nei momenti di difficoltà della lunga crisi economica iniziata nel 2007/2008. “La rilevanza economica di questo comparto va valutata considerando anche la rilevante spesa media giornaliera del turista culturale”, spiega Roberto Micera curatore del 'Rapporto sul turismo italiano', dell'Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo (Iriss) del Cnr di Napoli. Secondo i dati della Banca d'Italia (2018), tale spesa è pari a circa 137 euro contro i 112,9 del vacanziere generico. Nel 2017 i turisti culturali hanno lasciato in Italia circa 15,5 miliardi di euro, pari al 59,6% della spesa complessiva dei turisti stranieri in Italia. “Secondo le statistiche Istat, la principale motivazione per la quale i turisti, sia italiani e provenienti dall'estero, visitano il nostro paese è quella artistico-culturale; nel 2017 il 35,4% degli arrivi di clienti pernottanti si è diretto verso le città di interesse storico e artistico”. Come si legge nel Rapporto, la permanenza media per i clienti delle città d'arte è però di 2,53 giorni mentre per le altre località è di 3,90 giorni.

“Il turismo d'arte rappresentava il 33,6% del totale degli arrivi e il 23,2% del totale delle presenze nell'anno 2000; mentre nel 2010 rappresentava rispettivamente il 35,3% e il 24,5% presenze. Nel 2017 la quota degli arrivi nelle città d'arte è al 35,4% mentre quella delle presenze è diminuita al 26,2%”, prosegue Micera. Nel periodo 2000-2017, il turismo delle città d'arte ha aumentato del 62,1% i propri arrivi e del 40,2% le presenze, a fronte di una crescita che per il complesso di tutti gli altri turismi è, rispettivamente, del 49,8% e del 19,3%.

“Il 38,7% dell'aumento dei 43,164 milioni di arrivi in più verificatosi fra il 2000 ed il 2017 è determinato proprio dai clienti che si recano nelle città d'arte, così come il 38,6% degli 81,742 milioni di presenze in più”, riporta il Rapporto. La motivazione espressa da chi si reca nelle città di interesse storico e artistico è principalmente culturale.

Antonio Coviello

Fonte: Roberto Micera, Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo, tel. 081/2470960 , email r.micera@iriss.cnr.it -