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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 5 - 8 mag 2019
ISSN 2037-4801

Focus - Leopardi e L'infinito  

Salute

Giacomo e i genitori: una tempesta senza quiete

Descrivere i rapporti familiari e affettivi di Giacomo Leopardi non è semplice, considerando la sua complessità umana e letteraria. In nostro aiuto vengono però le opere del poeta recanatese e quanto su questi temi hanno scritto tanti studiosi in epoche diverse. “Nel ricco carteggio leopardiano dell'Epistolario e del Diario, pubblicato postumo come Zibaldone, emergono molti rimandi al sentimento di entusiasmo che lega Giacomo ai fratelli, in particolare a Paolina (nella foto in home page) e a Carlo, più giovane di lui di un anno”, ricorda Maria Paola Graziani, psicologia e psicoterapeuta, già ricercatrice dell'Istituto di scienze dell'alimentazione (Isa) del Cnr. “Problematico è stato invece il suo rapporto con il padre Monaldo (foto nell'articolo), caratterizzato da tratti gelosi e possessivi che sembrano aver favorito la conflittualità con il figlio”.

Dalla lettura dei documenti di archivio, Monaldo risulta un padre con idee sociali e politiche opposte a quelle di Giacomo, conservatrici e talvolta addirittura retrograde. “Va ricordato che vietò al figlio ventunenne di lasciare Recanati per recarsi a Milano”, prosegue la psicologa. “Secondo quanto si riporta, per raggiungere il Lombardo Veneto, Giacomo nel 1819 tentò di ottenere un passaporto a insaputa del padre che, intercettato il documento, lo riconsegnò al figlio comunicandogli però la sua disapprovazione e spingendo il giovane alla decisione di non partire, rinuncia che si configura come una 'non scelta' carica di livorosa acredine”.

All'origine del divieto ad allontanarsi da Recanati c'è in Monaldo, secondo quanto emerge dall'epistolario con il cognato Carlo Antici, il timore di reazioni inadeguate dovute all'inesperienza e alla giovane età del figlio. “L'atteggiamento fa crescere in Giacomo un senso di mancanza di stima nelle proprie abilità di autosufficienza e ne potenzia atteggiamenti 'dolenti' incatenandolo al potere, se non altro economico, del padre”, aggiunge Graziani. “Più il desiderio di allontanarsi dalla sua cittadina veniva impedito, più si trasformava in un 'ossessivo impegno' per la conquista del mondo che, rivisitato dalla fantasia, gli appariva come un Bengodi senza ombre. Quando però riuscì ad allontanarsi da Recanati, nel 1825, provò una grande delusione, come emerge dagli scritti successivi: l'impulso all'evasione, trasposizione ambientale dell'impulso a vivere, spegne l'illusione che il cambiamento di luogo potesse cancellare anni di costrizioni. I soggiorni successivi a Bologna e a Napoli furono invece più piacevoli, probabilmente perché condotti in ambienti sociali accoglienti, fra amici e amori che in parte lenirono le conflittualità iniziali”.

Ma ci sono anche altre interpretazioni della difficoltà di Monaldo nel concedere al figlio l'agognata libertà. “Il genitore mostra gelosia per l'amicizia coinvolgente tra Giacomo e Pietro Giordani durante il breve soggiorno di quest'ultimo a Recanati”, continua la psicologa. “Inoltre, sorgono problemi anche sul versante professionale: in occasione della pubblicazione delle 'Operette morali', Monaldo palesò disapprovazione, perché gli parvero impregnate di posizioni anticristiane e rivedibili anche nello stile, tanto che consigliò a Giacomo di rivedere l'opera e, quasi in concorrenza, pubblicò i propri 'Dialoghetti sulle materie correnti'. Si generarono così ulteriori attriti, tanto che il figlio in seguito dovette smentire di essere lui l'autore dei Dialoghetti”.

Non meno aspro è il rapporto con la madre (foto in sezione). “La contessa Adelaide Antici viene descritta come una persona dal carattere virile ed esclusivista, priva di spirito materno e, secondo Giacomo, già rassegnata alla possibile morte del figlio, se non addirittura speranzosa”, spiega Graziani. “L'atmosfera familiare in casa Leopardi è caratterizzata insomma da controlli e rigide severità, inviti pressanti all'ordine, privazioni affettive inaccettabili che negano la possibilità di libere espressioni e sollevano richieste al diritto di essere riconosciuti, specie da parte di Giacomo, che è consapevole del proprio talento. Nel suo universo psicologico e poetico emergono dunque come fattori correlati la tensione emotiva e la frustrazione affettiva, frutto del desiderio mai soddisfatto di essere apprezzato e incoraggiato dagli affetti più intimi”.

Leopardi affida dunque la sua emancipazione alle opere della mente. “Sia che le divori sia che le produca, Giacomo è dedito totalmente al suo lavoro creativo, come emerge dalle sue stesse parole: 'Voglio piuttosto essere infelice che piccolo, e soffrire piuttosto che annoiarmi, tanto più che la noia, madre per me di mortifere malinconie, mi nuoce assai più che ogni disagio del corpo'”.

Rita Bugliosi

Fonte: Maria Paola Graziani, gi ricercatrice dell'Istituto di scienza dell'alimentazione del Cnr , email mariapaola.graziani@gmail.com -