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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 3 apr 2019
ISSN 2037-4801

Focus - Anniversario terremoto dell'Aquila  

Tecnologia

L'intervento del Cnr-Imaa all'Aquila

Nel pomeriggio del 6 aprile del 2009, ad appena 12 ore di distanza dalla più devastante scossa notturna, i ricercatori del gruppo geofisico dell'Istituto di metodologie per l'analisi ambientale (Imaa) del Cnr, in collaborazione con l'Università degli studi della Basilicata, l'Università di Siena e l'Istituto di ricerca tedesco GeoForschungsZentrum (Gfz), con il sostegno dei volontari dell'Anpas, erano già al lavoro nell'area epicentrale per condurre una campagna di misure geofisiche a supporto delle operazioni di emergenza.

Su tutta l'area del danno applicammo numerose tecniche geofisiche per ottenere informazioni sulle caratteristiche vibratorie dei terreni e valutare come tali caratteristiche abbiamo potuto incrementare il danneggiamento sugli edifici sovrastanti, per caratterizzare l'assetto geologico-strutturale superficiale e profondo della Valle dell'Aterno e per studiare la geometria delle strutture sismogeniche.

Non tutti i terreni sono di uguale 'consistenza'; alcuni sono più vulnerabili di altri e studiarne le caratteristiche vibratorie consente di prevedere la loro risposta durante il moto sismico. Su tutta l'area del danno furono effettuate oltre 150 misure di microtremori elaborate con la tecnica Hvrs (Horizontal-to-Vertical Spectral Ratio) che fornirono informazioni su come le caratteristiche vibratorie dei terreni abbiano potuto incrementare il danneggiamento sugli edifici sovrastanti. Rilevammo un'enorme variabilità nelle caratteristiche dei suoli: alcune località caratterizzate da basse amplificazioni sismiche mostrarono, di conseguenza, pochi danni; al contrario, anche a pochi chilometri di distanza, rilevammo siti danneggiati con elevate amplificazioni, come ad esempio Monticchio e Onna, Gagliano Aterno e Goriano Sicoli, San Pio alle Camere e Castelnuovo. La stessa differenza fu riscontrata anche all'interno dello stesso abitato; ad esempio, le informazioni rilevate a Navelli mostrarono come i terreni sedimentari dell'area di espansione del paese amplificarono l'intensità dell'onda sismica di 3-4 volte e prolungarono di molti secondi la durata del moto del suolo, rispetto agli effetti che la medesima scossa provocò nel centro storico situato su roccia. Anche a San Gregorio rilevammo un peculiare danneggiamento su una palazzina di cemento armato di nuova e buona costruzione causato dalla presenza di terreni fondazionali aventi scadenti caratteristiche geo-meccaniche, così come rilevato dalle indagini sismiche e geoelettriche.

Le tomografie di resistività elettrica, superficiali e profonde, e i profili magnetotellurici furono utili a caratterizzare l'assetto geologico-strutturale e litologico-stratigrafico della valle dell'Aterno (spessore e coltre sedimentaria, profondità del bedrock, caratterizzazione profonda e superficiale di strutture sismogeniche). I dati evidenziarono la notevole variabilità delle condizioni geologiche, con coperture superficiali, come a Navelli, o con potenti coltri sedimentarie, come a Onna.

Dopo una prima fase di emergenza, la campagna di misura proseguì per diversi mesi, inserendosi pienamente nell'attività di supporto alla Protezione civile nazionale per condurre gli studi di microzonazione sismica in tutti i paesi dell'area epicentrale.

Il terremoto dell'Abruzzo nel 2009 fu un momento importante da un punto di vista tecnico-scientifico perché fu l'occasione di testare e validare in dettaglio le tecniche geofisiche a supporto degli studi di microzonazione. Gli 'Indirizzi e criteri di microzonazione sismica', appena stilati nel 2008 (Icms; Gruppo di lavoro Ms, 2008), furono, quindi, appieno applicati nel 2009, consolidando la consapevolezza dell'importanza e dell'utilità di tale strumento operativo, messo a disposizione dei comuni e delle regioni per valutare gli effetti di un terremoto a scala urbana, consentendo di programmare interventi di riduzione del rischio sismico a varie scale.

L'esperienza del terremoto dell'Abruzzo rappresentò per noi un momento di forte crescita professionale, sia perché rafforzammo la collaborazione con il Dipartimento della protezione civile nazionale mettendo a disposizione la nostra esperienza scientifica per le azioni di protezione civile, sia perché cominciò l'intensa collaborazione con il mondo del volontariato scoprendo le straordinarie doti umane e spirito di solidarietà dei volontari di protezione civile.  

Mariarosa Gallipoli

Fonte: Mariarosa Gallipoli, Istituto di metodologie per lanalisi ambientale, tel. 0971/427285 , email mariarosa.gallipoli@imaa.cnr.it -