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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 4 - 3 apr 2019
ISSN 2037-4801

Focus - Anniversario terremoto dell'Aquila  

Cultura

La necessaria comunicazione del rischio ambientale

Il 6 aprile 2019 ricorrono dieci anni dal disastroso terremoto dell'Aquila, che ha provocato 309 morti, più di 1.500 feriti e la distruzione di gran parte della città. Quello abruzzese è stato un sisma importante, che ha determinato anche l'avvio di un processo da parte della Procura della Repubblica dell'Aquila ai membri della Commissione grandi rischi. Processo che si è concluso con l'assoluzione di tutti gli imputati, con l'unica condanna con sentenza passata in giudicato di Bernardo De Bernardinis, ex vice capo della Commissione, e che ha reso particolarmente evidenti le criticità della comunicazione del rischio.

Indubbiamente l'intensità delle scosse, che hanno raggiunto una magnitudo di 6.3, e l'ora in cui si sono verificate, le 3.32 del mattino, hanno contributo a far sì che le vittime fossero numerose, ma un ruolo nelle tragiche conseguenze dell'evento hanno svolto anche la sottovalutazione del pericolo da parte di esperti e autorità e il conseguente mancato allarme alla popolazione. E situazioni simili possono venirsi a creare anche in occasioni di altri disastri naturali, come evidenzia Mario Tozzi, ricercatore dell'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Cnr e divulgatore, nel suo contributo al volume 'Terremoti, comunicazione, diritto' (Franco Angeli): “Le emergenze naturali non possono essere evitate, ma è possibile (e doveroso) cercare un modo più sostenibile di convivenza con i rischi dell'ambiente che ci circonda […] Ma non c'è prevenzione se non c'è conoscenza e, dunque, se non c'è comunicazione: purtroppo, nonostante gli indubbi progressi, l'Italia alle soglie del duemila resta ancora il paese delle catastrofi prevedibili non previste”.

Per ridurre le conseguenze delle calamità ambientali è doveroso fare qualcosa, come sottolinea ancora Tozzi: “Investire nella sensibilità al rischio - in un paese come il nostro - è prima di tutto un'operazione culturale che deve impedire di dimenticare: in fondo sono passati solo settant'anni dall'ultima eruzione del Vesuvio e appena cinquanta dal Vajont”. E altrettanto importante è informare perché “La risposta spontanea della popolazione (di importanza cruciale, specialmente nei giorni immediatamente successivi all'evento) è efficace solo se essa è in possesso delle informazioni adeguate, se cioè c'è stato contatto con le autorità e con i cosiddetti esperti”, ricorda il ricercatore.

In particolare, Tozzi evidenzia il ruolo importante che svolge in queste situazioni la tv: “Sembra che, fra le tante possibili oggi, la sola comunicazione televisiva sia in grado di offrire risultati apprezzabili in termini di pubblico anche per ciò che concerne la divulgazione scientifica in generale e quella geologica in particolare. […] Ciò vale particolarmente per la comunicazione scientifica nel campo dei rischi naturali”. Perché sia efficace è indispensabile però evitare l'eccessiva semplificazione, ma anche “la divulgazione astrusa che serve solo a comunicare tra esperti, non aumenta la base di pubblico e di interesse e non produce nessuno sviluppo culturale diffuso”.  La scelta giusta da fare, suggerisce il ricercatore del Cnr, è “recuperare l'uguaglianza informazione-intrattenimento che produce i risultati migliori in termini di divulgazione, allargamento della fascia di pubblico interessata e gradimento”. Perché l'obiettivo “non è quello di formare degli esperti scienziati, ma quello - peraltro non meno difficile - di fornire chiavi di accesso ai principi di base, aggiornare le conoscenze e suscitare un interesse anche in chi, a quella data fascia oraria, avrebbe guardato telenovelas e talk show”.

Rita Bugliosi

Fonte: Mario Tozzi, Istituto di geologia ambientale e geoingegneria, Roma , email mario.tozzi@cnr.it -