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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 4 - 3 apr 2019
ISSN 2037-4801

Focus - Anniversario terremoto dell'Aquila  

Ambiente

Il ruolo del Cnr nell'immediato post-sisma

“La notizia del sisma mi arrivò dalla tv. Sentii subito i colleghi del gruppo di Geomorfologia a Perugia e decidemmo di organizzarci e muoverci. Pochi giorni dopo eravamo a sud dell'Aquila quando arrivò una telefonata dal Dipartimento della protezione civile che ci chiedeva di verificare la situazione di cadute massi nei pressi dell'abitato di Fossa e le condizioni di stabilità di un lago artificiale a est di San Demetrio ne' Vestini. La sera stessa andammo a riferire alla Direzione di comando e controllo che il Dpc aveva istituto a Coppito, a ovest dell'Aquila, in una caserma della Guardia di finanza. Un posto in cui saremmo diventati di casa nelle settimane successive”. Così Fausto Guzzetti, direttore dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr ricorda le concitate giornate che seguirono il terremoto del capoluogo abruzzese del 2009. Il ricercatore fu nominato nel post-sisma Responsabile unico del Gruppo nazionale per la difesa dalle catastrofi idrogeologiche del Cnr.

Oltre a verificare le condizioni di stabilità dei versanti dell'abitato di Fossa e del lago artificiale di San Demetrio, uno dei primi interventi coordinati dal Cnr-Irpi fu la verifica della possibile presenza di frane che avrebbero potuto coinvolgere il lago di Campotosto, a nord dell'Aquila. “L'allora vice-capo del Dpc, Bernardo De Bernardinis, mi presentò il suo collega Claudio Marsan e un'ora dopo eravamo sul terreno assieme a verificare i possibili dissesti. Per fortuna non c'era nulla di preoccupante”, prosegue Guzzetti.

In quei momenti drammatici, mentre si stata ancora scavando sotto le macerie, venne chiesto a Guzzetti e al suo staff di contribuire a identificare aree sicure dal punto di vista geo-idrologico, dove poter costruire edifici temporanei. “La richiesta non era banale, se si considera la vasta estensione delle zone da individuare e il gran numero di persone da alloggiare. In un paio di giorni, grazie a quattro gruppi di lavoro, mettemmo in piedi una vera e propria 'catena di montaggio' che ci portò a definire le condizioni di idoneità e le criticità, a suggerire aree dove era possibile costruire e a escluderne altre. A me capitò di uscire in campagna con l'allora sindaco della città, che volle capire di persona perché aree che lui pensava fossero idonee non lo erano per noi”, aggiunge il direttore del Cnr-Irpi.

Le operazioni all'Aquila si rivelarono un efficace mix tra nuove tecnologie e procedure già sperimentate. “Il nostro Istituto, in particolare il gruppo di Geomorfologia di Perugia al tempo costituito da soli tre ricercatori, aveva già operato in Umbria a seguito del sisma nell'Appennino umbro-marchigiano del settembre e ottobre '97" spiega Guzzetti. "Allora ci inventammo una procedura per individuare aree sicure nelle quali allestire dapprima le tendopoli e poi le decine di villaggi di container che il Dpc allestì per alloggiare gli sfollati. Avevamo a disposizione nuove tecnologie, in particolare immagini e prodotti satellitari, ottici e radar, che il caso volle stessimo sviluppando nell'ambito del progetto 'Morfeo' dell'Agenzia spaziale italiana (Asi). La combinazione delle situazioni ci portò a fornire al Dpc prodotti più affidabili e in tempi più brevi. E anche ad apprendere nozioni importanti. Per chi fa ricerca sui rischi naturali e sulle loro conseguenze, seguire un evento naturale nel momento in cui accade e dispiega i suoi effetti, anche catastrofici, è di grandissima importanza”. 

Per molti anni, la collaborazione fra il Cnr, la comunità scientifica nazionale e il Dpc ha consentito ai ricercatori di essere in prima fila in occasione di eventi naturali catastrofici. “In quei momenti si impara molto e si capisce anche quanto possa essere rilevante per la società il lavoro di ricerca che svolgiamo. All'Aquila, per esempio, lavorando in collaborazione con i colleghi dell'Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell'ambiente del Cnr, sfruttammo la loro capacità di processare immagini radar, incluse quelle riprese dall'allora neonato satellite Cosmo-SkyMed dell'Asi, e di misurare il campo di deformazione al suolo prodotto dal terremoto, per verificare relazioni empiriche fra l'entità delle deformazioni co-sismiche e l'abbondanza delle frane innescate dal terremoto. Un'informazione utile non solo per scopi pratici (ci guidò nei sopralluoghi), ma che permette anche di capire come evolve nel lungo tempo un paesaggio quale quello dell'Appennino centrale, nel quale terremoti e frane coesistono e sono frequenti” conclude il ricercatore.

Edward Bartolucci

Fonte: Fausto Guzzetti , Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica, Perugia, tel. 075/5014413, email fausto.guzzetti@irpi.cnr.it