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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 2 - 6 feb 2019
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Marina Landolfi

Università ed Enti

Farmaceutica in salute

L'Italia è il primo produttore di medicinali nell'Unione Europea davanti alla Germania, con un valore generato di 31,2 miliardi di euro e un export di circa 25 miliardi, con ricadute importanti in termini di investimenti e studi clinici, sinergie con l'indotto e le università, occupazione soprattutto giovanile. Come risulta da una ricerca Badenoch&Clark e JobPricing il settore farmaceutico, dopo banche e finanziarie, è quello che assicura le migliori retribuzioni. “Credo che l'importanza di un settore e la sua vitalità dipendano anche da come vengono valutate le risorse umane”, afferma Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. “Pagare adeguatamente il lavoro delle persone non è solo giusto, ma è necessario per avere dipendenti che fanno squadra e lavorano bene". Il 90% dei lavoratori del settore è diplomato o laureato, l'occupazione giovanile è passata dal 3% al 10% del totale dell'economia (dati Inps), con 6.000 assunzioni ogni anno nell'ultimo triennio. L'industria farmaceutica è al terzo posto in Italia tra i settori manifatturieri per investimenti in ricerca e sviluppo, con una crescita del 22% negli ultimi 5 anni (300 milioni di euro in più) e una presenza concentrata principalmente in Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Veneto.

Il 2018 è stato un anno positivo anche per aziende come Novartis, la farmaceutica svizzera che ha investito in Italia 1,71 miliardi di euro, e la divisione italiana di Roche Spa, che lo scorso anno ha chiuso con un ricavo complessivo di 867,3 milioni di euro e lanciato farmaci innovativi in aree terapeutiche quali oncologia, emofilia e neuroscienze, registrando 223 studi clinici soprattutto per interventi precoci su disturbi neurologici come Alzheimer, Sma e distrofia muscolare. “Il pilastro più importante rimane l'oncologia con il 55% del fatturato”, dice l'amministratore delegato Maurizio De Cicco. “Ma ci sono altre aree terapeutiche molto importanti per noi, come quella dell'emofilia. Punteremo a fare la differenza sulle nuove patologie, impegnandoci anche in aree ad alto rischio come le neuroscienze e le malattie rare”. In Italia, degli oltre 390 milioni investiti negli ultimi 5 anni, il 79% è stato dedicato a R&S.