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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 11 - 7 nov 2018
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Marina Landolfi

Università ed Enti

La Virtual Reality per rianimare il cuore

Lo scorso ottobre l'Italian Resuscitation Council (Irc), associazione senza fini di lucro che fa ricerca medico scientifica e formazione, ha lanciato la campagna di sensibilizzazione 'Viva! La settimana per la rianimazione cardiopolmonare', con lo scopo di diffondere in Italia la conoscenza delle manovre di questa tecnica, nota anche con l'acronomico Rcp. Iniziative e dimostrazioni pratiche hanno coinvolto molte città, culminando con il 'World Restart a Heart Day', la giornata mondiale sulla rianimazione cardiaca che si è svolta a Roma, con il patrocinio dell'Organizzazione mondiale della sanità. Nel corso dell'evento la 'Virtual Reality Cpr' l'Irc, insieme alla Fondazione Giorgio Castelli, ha utilizzato una nuova piattaforma indirizzata agli operatori sanitari, ma anche alla gente comune e agli studenti. Attraverso un caschetto per la realtà virtuale e sensori per le mani collegati a un computer è possibile simulare in 3D una corretta procedura di rianimazione.

“Vogliamo attrarre l'attenzione per spiegare come alcune semplici azioni, eseguibili da chiunque, possono salvare la vita di chi è colpito da arresto cardiaco”, osserva Andrea Scapigliati, presidente di Irc e dirigente medico dell'Unità operativa di cardioanestesia e terapia intensiva cardiochirurgica del Policlinico Gemelli di Roma. “Per questo la nostra associazione è così impegnata nella formazione e nella divulgazione: nell'ultimo anno abbiamo realizzato oltre 10.000 corsi di formazione rivolti a quasi 130.000 partecipanti tra operatori sanitari e persone comuni, con particolare attenzione al mondo della scuola”.  

Ogni anno in Europa 400mila persone di cui 60mila in Italia, muoiono per arresto cardiaco improvviso. Secondo le statistiche internazionali solo nel 15% dei casi viene eseguita una rianimazione prima dell'arrivo dell'ambulanza: se la percentuale aumentasse fino al 50-60%, potrebbero essere salvate 100 mila vite all'anno.