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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 10 - 1 ott 2018
ISSN 2037-4801

Focus  

Ambiente

TaPum, tra inquinamento e clima

Ta Pum: è facile ricondurre al suono di questa parola lo sparo di un'arma da fuoco. 'Ta Pum' è infatti l'onomatopea del colpo di fucile che ha ispirato una delle più note e struggenti canzoni della Grande Guerra, nata nelle trincee italiane e in seguito ripresa da cantautori come Enrico Ruggeri e Massimo Bubola. Da quel rumore, che ha accompagnato le giornate dei soldati al fronte, è nato l'omonimo cammino che nel 2014, in occasione del centenario della Prima guerra mondiale, ha legato le zone coinvolte nel conflitto.

Un 'Cammino della memoria' che ha condotto per oltre duemila chilometri lungo il fronte bellico gli alpinisti ed escursionisti che hanno preso parte all'iniziativa. Nei loro zaini, un prototipo di centralina per lo studio della qualità dell'aria, messo a punto dai ricercatori dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac) del Cnr. “Con TaPum abbiamo voluto richiamare l'attenzione sul fatto che annualmente l'inquinamento atmosferico uccide un numero di persone pari circa alla metà dei 15 milioni di morti, militari e civili, caduti durante i quattro anni della Grande Guerra”, spiega Paolo Bonasoni del Cnr-Isac. “La stima fatta dall'Organizzazione mondiale della sanità nel maggio 2018 è di sette milioni di persone che annualmente muoiono nel mondo per l'esposizione all'inquinamento atmosferico a seguito di disturbi respiratori, cardiocircolatori e tumori e di un numero più elevato dei decessi causati da diabete (1,6 milioni), tubercolosi (1,3 milione), incidenti automobilistici (1,25 milioni)”.

Per capire l'importanza dei numeri, questa cifra corrisponde all'insieme della popolazione residente in Lazio e Umbria o a quella di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Un dato che fa sicuramente riflettere.  “Il prototipo di centralina fornito agli alpinisti del 'Cammino della memoria' conteneva un sistema portatile adatto a monitorare la concentrazione di black carbon (un composto climalterante e particolarmente dannoso per ambiente e salute) e la distribuzione in massa del particolato atmosferico, oltre a fornire, informazioni su temperatura, pressione e umidità relativa”, prosegue Bonasoni. “Le misure sono state eseguite a differenti quote, dai 100 metri del Garda ai 3.343 metri della Marmolada, fino ai 3.851 metri del Gran Zebrù. I valori registrati lungo il percorso hanno mostrato in genere basse concentrazioni di polveri e di black carbon in alta quota. In particolare, le concentrazioni di particolato fine e black carbon, legate ad attività antropiche, come traffico veicolare, attività industriali e combustione di biomassa, sono risultate minime nella fasce comprese tra i 2.000 e i 3.000 metri, mentre sono aumentate alle basse quote, come nell'area di Rovereto, nell'attraversamento dell'autostrada del Brennero o nell'avvicinamento ai centri abitati più importanti. Un dato interessante riguarda i valori di concentrazione, tutt'altro che trascurabili, all'interno dei rifugi alpini”.

Ta Pum è quindi un progetto che unisce il valore della memoria storica all'impegno della ricerca scientifica, affrontando un tema di cruciale e globale importanza come quello della tutela ambientale. “L'iniziativa, che non ha goduto di specifici finanziamenti, ha permesso di raccogliere informazioni utili per la messa a punto di un sistema che è stato poi impiegato in Himalaya”, conclude il ricercatore. “Una versione rivista di quella centralina è stata infatti utilizzata per caratterizzare i livelli di inquinanti nelle case delle valli himalayane, dove soprattutto donne e bambini respirano le emissioni dirette dei bracieri aperti, mettendo in pericolo la loro salute”.

Grazia Battiato

Fonte: Paolo Bonasoni, Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima, Bologna, tel. 051/6399590 , email p.bonasoni@isac.cnr.it -