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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 10 - 1 ott 2018
ISSN 2037-4801

Focus - La Grande Guerra  

Cultura

La scienza e la Prima Guerra mondiale

La Prima Guerra mondiale ha rappresentato uno degli eventi più traumatici del XX secolo, segnando una cesura profonda anche per la storia della scienza. In questo ambito, la guerra provocò soprattutto l'affermazione di un modello fortemente basato sul binomio ricerca scientifica-produzione, con un nuovo approccio allo sfruttamento delle scoperte e una modernizzazione generale del concetto e del lavoro del ricercatore. Cambiarono l'organizzazione delle infrastrutture e le politiche pubbliche di sostegno. Un altro effetto dei processi culturali e politici che portarono al conflitto fu sicuramente il superamento della vocazione ottocentesca internazionalista e cosmopolita, a vantaggio di un diffuso concetto di “scienza nazionale” e a danno di tante esperienze di collaborazione, interscambio e interdipendenza tra studiosi, ambienti e istituzioni vocati alla ricerca.

A proposito degli elementi di continuità e discontinuità rispetto alla tradizione europea precedente il conflitto, Roberto Reali del Dipartimento di scienze bio agroalimentari del Consiglio nazionale delle ricerche afferma: “Le conoscenze tecniche e scientifiche furono sottoposte a una profonda riforma. La ricerca pura fu affiancata dall'esigenza di mettere a disposizione nuove idee e soluzioni tecnologiche. Anche se in forma ancora primitiva nasce, in questi momenti decisivi, lo studio della chimica dei gas, dell'ingegneria aereonautica, della balistica, delle tecniche di cura e prevenzione delle epidemie, degli shock nervosi. Le soluzioni elaborate sono il portato di un sistema europeo e internazionale della ricerca che sin dalla seconda metà del secolo XIX aveva posto le basi teoriche di quelle innovazioni”.

La nascita degli enti pubblici di ricerca nel contesto bellico è un fenomeno destinato a influenzare il progresso della scienza per buona parte del Novecento. “La Germania è un esempio al tempo stesso particolare e paradigmatico rispetto alle posizioni che il mondo scientifico assunse nei confronti della situazione politica generale e dell'impegno bellico”, spiega Maurizio Gentilini del Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Cnr. “L'incontro tra una ricerca avanzatissima, un poderoso apparato industriale e una macchina militare di prestigio e livello organizzativo elevati favorirono la politica bellicista e portarono moltissimi scienziati tedeschi a legarsi in modo acritico alla disastrosa volontà di potenza di Guglielmo II e dei suoi generali. L'impegno della Kaiser Wilhelm Gesellschaft (e del suo direttore Fritz Haber) nello sviluppo dei gas asfissianti attraverso commesse statali è emblematico”.

Dopo la Germania, anche le altre nazioni europee e gli Stati Uniti d'America modificarono velocemente e in maniera significativa la propria mentalità e organizzazione privilegiando i settori della ricerca in grado di supportare lo sforzo bellico. “Il caso italiano presenta particolarità dovute alla posizione del Paese nello scacchiere internazionale e alla temperie politica e culturale che precedette l'entrata in guerra, soprattutto con l'acceso dibattito sulla neutralità”, prosegue Gentilini. “La mobilitazione degli scienziati fu meno massiccia e organizzata che altrove, solo dopo la fine della guerra, la fondazione dell'International Research Council (1919) e dopo l'avvento del primo governo Mussolini si giunse alla costituzione del Cnr italiano, con la partecipazione dei dicasteri militari e la guida del ministero della Pubblica istruzione”.

È importante poi, sottolinea Reali, ricordare “la nascita delle organizzazioni nazionali e internazionali che sotto la spinta del conflitto cominciano a prendere forma e a strutturarsi. Nel caso dell'agricoltura il fenomeno è evidente, ma anche nell'organizzazione internazionale dei trasporti e delle comunicazioni. Al di là del nazionalismo politico questa tendenza alla formazione di una comunità globale non cessa di operare e la scienza agisce con grande efficacia come strumento essenziale di questa comunità”.

Mirna Moro

Fonte: Maurizio Gentilini, Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, Roma , email maurizio.gentilini@cnr.it - Roberto Reali, Dipartimento di scienze bioagroalimentari, tel. 06/49932195 , email roberto.reali@cnr.it -