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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 9 - 5 set 2018
ISSN 2037-4801

Focus - Ritorno  

Salute

Infezioni, a volte ritornano

Sembravano sconfitte o perlomeno rese innocue dagli avanzamenti della medicina e invece in questi ultimi anni si è registrata nel Vecchio Continente una nuova diffusione di note malattie infettive con esiti a volte letali, come riportato dalla cronaca. Quello del morbillo è il caso più noto, con 22.373 casi e 35 morti nel 2017 in Europa, secondo i dati dell'Oms, ma già nei primi sei mesi del 2018 sono stati segnalati 41 mila casi e 37 decessi. I ricercatori mettono in guardia anche nei confronti di rosolia e parotite.

“Spesso vengono chiamate malattie virali 'infantili′, in realtà possono colpire chiunque a qualunque età. Sono dovute ad agenti microbici virali e le armi per combatterle sono i vaccini”, spiega Giovanni Maga, virologo dell'Istituto di genetica molecolare (Igm) del Cnr e autore del libro 'Occhio ai virus', edito da Zanichelli. “Oggi un singolo vaccino è in grado di immunizzare i bambini contro tutte e tre le patologie. Ma se è vero che la malattia scompare, non accade lo stesso per i virus che l'hanno causata (fa eccezione il virus del vaiolo eradicato dalla vaccinazione negli anni '70 del Novecento). Ecco perché, se la copertura vaccinale cala, le malattie si ripresentano. L'azione protettiva del vaccino a livello collettivo dipende infatti dalla cosiddetta immunità di gruppo, è necessario cioè che venga immunizzata una percentuale adeguata della popolazione, in genere tra il 90% e il 95%. In Italia abbiamo avuto epidemie ricorrenti di morbillo, l'ultima nel 2017, dovute proprio all'insufficiente copertura vaccinale. Inoltre, nel periodo 2005-2018, su 88 bambini nati vivi con l'infezione da rosolia, 44 presentavano cardiopatia, 11 microcefalia, 12 encefalite. Va sempre tenuto presente che l'abbassamento della copertura con il vaccino morbillo-parotite-rosolia ha un impatto su tutte le patologie contro cui il vaccino immunizza”.

Anche in altri Paesi europei si sono verificati nuovi focolai di vecchie malattie. “Nel 2011, la Bosnia-Erzegovina ha vissuto una grave epidemia di parotite con oltre 5.000 casi, anche qui indotta dal crollo delle coperture vaccinali a partire dagli anni del conflitto, alla fine del secolo scorso. Ma anche Paesi non colpiti da guerre, come Spagna e Belgio, hanno sperimentato nel 2012-'13 epidemie di parotite con numeri simili”, aggiunge il ricercatore del Cnr-Igm. “Globalmente, in Europa si registrano oltre 10.000 casi di questa malattia ogni anno, in circa la metà dei quali causa complicanze che richiedono anche il ricovero in ospedale”.

A tenere alta l'attenzione della comunità scientifica è anche la poliomelite, definita dall'Oms nel 2014 emergenza di sanità pubblica internazionale. Causata da un enterovirus che colpisce il sistema nervoso centrale, nel 10% dei casi può provocare meningiti e nell'1% la paralisi flaccida. “Oggi questa malattia in Italia è virtualmente scomparsa grazie alla vaccinazione, l'ultimo caso risale al 1982”, specifica Maga. “L'immunizzazione ha consentito di ridurre la circolazione del virus a livello mondiale di oltre il 90%, ma resta endemico ancora in 10 nazioni situate in Asia centrale, Medio Oriente e Africa centrale, regioni attraversate da profonde crisi di natura socio-politica ed economica e spesso teatri di guerra, come Siria o Afghanistan. In queste zone il crollo delle vaccinazioni ha determinato un aumentato rischio di circolazione ed esportazione del virus. Da questi 'serbatoi', il virus può 'riemergere' e diffondersi, come sta accadendo in questi ultimi anni: nel 2015, la poliomielite è ricomparsa in Europa causando due casi di paralisi in Ucraina, dove la copertura vaccinale nei bambini è moto bassa, intorno al 50%”.

Tra le vecchie malattie che credevamo sepolte c'è anche la malaria, causata non da un virus, ma da un protozoo trasmesso all'uomo dalla puntura della zanzara 'Anopheles'. “Nel mondo si registrano annualmente oltre 200 milioni di casi di malaria, con circa 500.000 decessi. Il 90% dei casi riguarda Africa e Sud-Est asiatico, regioni in cui questa malattia è ancora endemica: In Italia, libera da malaria endemica ormai da oltre mezzo secolo grazie alle campagne di disinfestazione, si rilevano annualmente diverse centinaia di casi di malaria importata, sia in cittadini italiani che stranieri. ll rischio di trasmissione locale nel nostro Paese è invece molto basso, gli ultimi due casi autoctoni si sono verificati nel 1997 e nel 2017. Non esiste vaccino per la malaria, ma per chi si reca nelle zone endemiche è consigliata una profilassi farmacologica, in grado di proteggere dall'infezione. L'umanità è una sola, indipendentemente dai confini geografici, e come tale aggredibile allo stesso modo dai patogeni, se viene loro data l'occasione di infettarci”, conclude Maga.

Cecilia Migali

Fonte: Giovanni Maga, Istituto di genetica molecolare, Pavia, tel. 0382/546354 , email maga@igm.cnr.it -