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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 5 - 9 mag 2018
ISSN 2037-4801

Focus - Alla salute!  

Salute

Le nuove frontiere dell'oncologia

Il recente sviluppo di nuove tecnologie per lo studio approfondito del genoma umano ha rivoluzionato l'approccio alla prognosi e la cura di gravi patologie come il cancro. Con la cosiddetta medicina di precisione si sta infatti passando da una lotta con strumenti applicati indiscriminatamente a tutti i pazienti alla personalizzazione della terapia, che tiene conto delle caratteristiche genetiche e fenotipiche dell'individuo, allo scopo di operare scelte più efficaci e sicure.

“Il lancio avvenuto negli ultimi anni di progetti di sequenziamento di interi genomi ha fornito strumenti di valore inestimabile. Nel campo dell'oncologia, ad esempio, i primi dati sui tumori umani hanno permesso di identificare lesioni genetiche prima sconosciute, come le mutazioni del gene Braf nei melanomi, scoperta subito trasferita alla clinica con lo sviluppo di inibitori di questa proteina” spiega Rosa Marina Melillo dell'Istituto per l'endocrinologia e l'oncologia 'Gaetano Salvatore' (Ieos) del Cnr di Napoli. “Inoltre, sarà possibile non solo ottimizzare il trattamento terapeutico, ma anche identificare nuovi marcatori prognostici, associati cioè all'andamento della malattia, e nuovi marcatori predittivi, utili per identificare i pazienti che potranno rispondere a una determinata terapia”.

Ad esempio, riveste notevole interesse la tecnica della 'biopsia liquida', su cui lavora anche l'Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti 'Eduardo Caianiello' (Isasi) del Cnr in collaborazione -  tramite il consorzio Ceinge-Biotecnologie avanzate - con l'Università di Napoli Federico II. Questa tecnica mira a rilevare anche la più piccola variazione morfologica rispetto al globulo rosso sano, per identificare cellule tumorali circolanti nel flusso sanguigno, le cosiddette Ctc (Circulating Tumor Cells).

Tre le altre aree di ricerca che stanno cambiando radicalmente la gestione terapeutica del paziente neoplastico c'è quella dell'immunoterapia. Il sistema immunitario svolge infatti un ruolo importante nel riconoscere ed eliminare il tumore, ma nei pazienti affetti da neoplasia le cellule che provocano il cancro sfuggono a questo controllo. L'immunoterapia mira a istruire o riattivare le cellule del sistema immunitario e a riconoscere e a eliminare quelle tumorali. “I nuovi farmaci in uso, diretti contro i cosiddetti 'checkpoint immunitari', hanno la capacità di riattivare la risposta immune antitumorale. Questi farmaci sembrano funzionare in molti pazienti, indipendentemente dalla sede della neoplasia, perché probabilmente sfruttano la capacità del tumore stesso di sopprimere la risposta immune” conclude la ricercatrice dell'Ieos-Cnr. “L'incisione di questo meccanismo, ottenuta tramite farmaci specifici, risveglia il sistema immunitario. Grazie a questi farmaci si stanno riscontrando risultati positivi come non si ottenevano da decenni. Per esempio, in riferimento al melanoma, il primo tumore sul quale questi farmaci sono stati testati, la monoterapia con inibitori dei checkpoint è capace di aumentare significativamente la sopravvivenza dei pazienti nel 20-40% dei casi; ma la percentuale sale al 60% se si usa una combinazione di due inibitori dei checkpoint. Nei tumori del polmone dati, recentissimi dimostrano che l'aggiunta di un inibitore di checkpoint immunitari alla chemioterapia tradizionale aumenta la percentuale di sopravvivenza a 12 mesi dal 49,4% al 69,2%”.

Edward Bartolucci

Fonte: Rosa Marina Melillo, Istituto per l'endocrinologia e l'oncologia ‘Gaetano Salvatore’, tel. 081/7463602 , email rosmelil@unina.it -