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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 11 apr 2018
ISSN 2037-4801

Focus - Terra  

Agroalimentare

Le conseguenze del consumo di suolo

Secondo le stime del Rapporto Ispra 2017 'Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici' nei primi mesi del 201,6 circa 30 ettari al giorno di superfici naturali o agricole, circa 3 m2 al secondo, sono state trasformate dalla realizzazione progressiva di costruzioni e infrastrutture. Il fenomeno dunque è importante, anche se negli ultimi anni c'è stato un forte rallentamento: dopo aver toccato picchi di 8 m2 al secondo nei primi anni del 2000, è gradualmente diminuito a 6-7 m2 al secondo tra il 2008 e il 2013 e poi di nuovo a 4 m2 al secondo tra il 2013 e il 2015. Complessivamente il suolo consumato nel nostro Paese è di oltre 23mila km2 , una superficie più grande della Toscana, con i picchi maggiori in Lombardia, Veneto (oltre il 12% del territorio consumato) e Campania (10%), mentre l'unica regione sotto il 3% è la Valle d'Aosta.

Il consumo del suolo, in termini ambientali, comporta una significativa diminuzione della biodiversità, l'impermeabilizzazione del terreno, quindi la perdita della capacità di trattenere l'acqua piovana, la cementificazione delle aree costiere (il 23% del terreno entro i 300 metri dalla linea di costa è stato consumato), la riduzione di aree verdi e agricole in favore di città cresciute spesso in maniera disordinata e caotica (sprawl urbano), un importante aumento delle temperature e delle differenze climatiche tra la città e la campagna. Queste tematiche sono state evidenziate durante l'Expo di Milano nella tavola rotonda 'Il consumo di suolo: strumenti per un dialogo', coordinata da Teodoro Georgiadis dell'Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Consiglio nazionale delle ricerche. Sempre durante l'Expo è stato inoltre presentato un nuovo strumento per valutare e quantificare il fenomeno: Soil Monitor, un'applicazione geo-spaziale accessibile liberamente via web, attiva da un paio di anni, che consente di monitorare il consumo di suolo a livello nazionale su diverse scale di dettaglio e di progettare il territorio dall'area vasta all'analisi sito-specifica. “Il portale è stato realizzato dal Centro di ricerca interdipartimentale per il supporto alla gestione del paesaggio e dell'agroambiente (Crisp) in cui confluiscono ricercatori del Cnr e dell'Università di Napoli Federico II”, afferma Angelo Basile dell'Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo (Isafom) del Cnr. “Il portale si avvale di dati su scala nazionale liberamente disponibili, ma anche di quelli dell'Ispra con cui abbiamo aperto una collaborazione. È giunto anche il supporto dell'Istituto nazionale di urbanistica (Inu) e di Geosolutions srl”.

Sulla questione climatica pone l'accento Teodoro Georgiadis: “Rispetto all'aumento di temperature ascritto ai cambiamenti climatici, che secondo le proiezioni potrebbe essere di poco più di un grado in 100 anni, l'urbanizzazione provoca innalzamenti di temperature anche di 15 gradi. Per fare un esempio, in una megalopoli come Città del Messico si arrivano a misurare variazioni di temperatura tra città e campagna che superano i 12 °C”.

La soluzione proposta è semplice: per impedire questa escursione termica è necessario inserire nell'ambiente urbano un elemento mitigatore, le piante. Tetti e pareti verdi impedirebbero all'energia solare di alzare la temperatura cittadina, impedendo la nascita di microclimi anomali. Ma per rendere attuabile un simile processo di “naturalizzazione dell'urbanizzato” è necessaria una normativa più attuale ed efficiente. La questione dell'utilizzo del suolo è presente nella legislazione italiana sin dal 1942 con la Legge Urbanistica 1150 che aveva tra i suoi scopi quello “di favorire il disurbanamento e di frenare la tendenza all'urbanesimo”. Nei decenni successivi il suolo è sempre stato uno dei punti cardine del rapporto tra economia e urbanistica e le norme si sono moltiplicate negli ultimi anni: dal DPR 267/2000 che stabilisce la divisione dei poteri tra Regioni, Province e Comuni alla Strategia europea per lo sviluppo sostenibile del 2004. L'obiettivo definito a livello comunitario è arrivare al consumo di suolo zero entro il 2050.         L'ultimo atto di questa attività normativa è rappresentato dal disegno di legge 'Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato', approvato alla Camera dopo essere stato esaminato in Commissione nella scorsa legislatura ma rimasto poi bloccato al Senato con la fine della legislatura e, di conseguenza, del Ddl. Non rimane altro, dunque, che confidare in un nuovo interesse da parte della politica per questo tema così delicato per il futuro nazionale. L'auspicio è che il consumo di suolo sia un punto cardine dell'agenda parlamentare e che si integri in maniera coerente con la legislazione in ambito urbanistico, agricolo e ambientale.

Andrea Speziale

Fonte: Angelo Basile, Istituto per i sistemi agricoli e forestali del mediterraneo, Ercolano, tel. 081/7717325 ext 235 , email angelo.basile@cnr.it - Teodoro Georgiadis, Istituto di biometeorologia, Bologna , email t.georgiadis@ibimet.cnr.it -