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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 2 - 7 feb 2018
ISSN 2037-4801

Focus - Le parole della scienza  

Socio-economico

La parola, il perché: femminicidio

Dare un senso o motivare il perché del successo e dell'uso anche eccessivo di una parola è sempre difficile. Quanto meno, possiamo provare a capire. Leggendo 'Imperfezioni lessicografiche e statistiche imperfette. Ancora su femminicidio e la sua collocazione nel repertorio linguistico italiano', il saggio di Francesca Dragotto inserito nella collettanea 'Succo di melograno' (disponibile in versione pdf scaricabile on line, vedi anche sull'Almanacco della Scienza: Fari puntati sul femminicidio), che ho curato, mostra che quando il linguaggio comune entra in contatto con una nuova parola, compie un'operazione de-finitoria: traccia cioè dei confini, a partire dai quali il mondo dei significati si divide in ciò che sta dentro e ciò che sta fuori.

“Se prendiamo in considerazione il termine femminicidio, si scopre però che i confini di significato ad esso associato sono fragili, labili, spesso dotati di scarso potere separatorio", scrive Dragatto. “Femminicidio, infatti, viene utilizzato per indicare non soltanto i casi di uccisione di donne, ma anche tipi e gradi diversi di violenze compiute sulle stesse, con conseguente confusione procurata dalla situazione semantica”.  

Parlando di femminicidi cosa intendiamo davvero? “Per annientare la confusione e ripristinare l'ordine basterà far riferimento all'ambito dell'uso comune”, scrive ancora Dragotto. “La gente comune infatti ha la capacità di ricavare il significato del termine femminicidio, semplicemente associandolo e confrontandolo con altre parole già conosciute, terminanti anch'esse in -cidio. Si tratta, in tutti questi casi, di formazioni neoclassiche a partire dal verbo latino 'caedere', il cui significato è 'uccidere, fare a pezzi', etc. Recuperando quindi parole come suicidio, omicidio, genocidio, infanticidio, arriverà subito ad un unico e inequivocabile significato di femminicidio: uccisione di donna”.

Sempre in 'Succo di melograno', anche il contributo 'Femminicidio: i perché di una parola' di Matilde Paoli, della redazione Consulenza linguistica dell'Accademia della Crusca è dedicato all'analisi lessicale, linguistica e semantica: “Recentemente si parla molto di femminicidio (o anche femicidio e femmicidio e del valore delle varianti)… Ci sono state e ancora ci sono resistenze all'introduzione del termine, quasi fosse immotivato o semplicemente costituisse un voler forzatamente distinguere tra delitto e delitto semplicemente in base al sesso della vittima; quasi fosse neologismo frutto di una delle tante mode linguistiche più che del bisogno di nominare un nuovo concetto.

Nella sua analisi, Paoli si pone dei dubbi: “Di omicidi femminili commessi da uomini la nostra storia è tristemente piena... e allora, perché solo adesso si sente l'esigenza di trovare un nome specifico per questa realtà? Che cos'hanno di diverso queste morti? Cos'è cambiato nella nostra percezione di un fenomeno tanto oscuro quanto atavico?”.

L'obiettivo con cui ho curato 'Succo di melograno' è dare voce e visibilità a punti di vista diversi sul problema 'femminicidio'. Una diversità intesa come interessi e attività degli autori degli articoli partecipanti: giornalisti, cartoonist, artisti, blogger, giuristi, ricercatori, accademici. Tante sfaccettature professionali, testimonianze della vita pubblica e quotidiana, di uomini e donne, punti di vista diversi con un unico scopo: fornire un contributo a cambiare, per cambiare, per arrestare la violenza contro le donne. Cambiare non è mai stato semplice, ma su questo argomento è obbligatorio. Devono cambiare gli atteggiamenti degli uomini verso le donne. Devono cambiare gli atteggiamenti delle donne-madri verso i figli-piccoli uomini. La donna non è solo la compagna della vita, ma colei che genera la vita.

“È importante anche far capire a ciascuno di noi che questa, come altre violenze, non è mai né mai deve essere soltanto a un fatto privato, chiunque ne sia testimone deve avere la forza e il coraggio di denunciare quanto sta accadendo, e aiutare la vittima a salvarsi dal tunnel in cui sta precipitando”, hanno scritto nel volume le donne del Consiglio Regionale della Toscana. “Una cultura del sostegno e dell'attenzione verso il disagio del prossimo che deve anche essere portata nelle scuole, grazie a insegnanti preparati a parlare di questo a dei ragazzi che potrebbero essere silenziosi testimoni di quanto accade in famiglia senza sapere cosa fare e con chi parlarne”.

Il 'Succo di melograno' è rosso sangue, ma spesso si trasforma ne “l'amore nero”, nero come il lutto. Nero come il buio. Nero come il niente.

Ezio Alessio Gensini

Fonte: Ezio Alessio Gensini , Istituto di teoria e tecniche dell'informazione giuridica, Firenze, tel. 055/4399667, email ezio.gensini@ittig.cnr.it