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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 2 - 7 feb 2018
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Marina Landolfi

Università ed Enti

Le nuove abitudini digitali degli italiani

Dall'ultimo Rapporto Eurispes, presentato a Roma lo scorso 30 gennaio, emerge che 'Italia digitale' sta recuperando il ritardo rispetto agli altri stati europei, accogliendo in casa sempre più dispositivi collegati in rete e utilizzando Internet per ricerche e acquisti. Sebbene posizionata nelle zone basse dell'Unione Europea, negli ultimi anni il nostro Paese ha registrato una crescita maggiore rispetto alle altre nazioni europee. A rafforzare questa ipotesi, la maggior propensione degli italiani a compiere acquisti direttamente sul web:  il 47,8% nell'ultimo anno ha effettuato un acquisto online, ben due su tre (67,5%) hanno acquistato un prodotto senza sentire la necessità di vederlo o provarlo prima. Sull'altro piatto della bilancia c'è però una sostanziale diffidenza verso le forme di pagamento elettronico: nel 2015 ancora il 56% delle transazioni avveniva tramite banconote, un'abitudine che comporta un costo di gestione di 133 euro pro capite, contro gli 11 euro per le carte di credito e i 18 per le carte di debito.

Un italiano su quattro (26%) dispone di un dispositivo intelligente e il 58% se ne vuole dotare in futuro. Il problema più avvertito è quello della tutela della casa: il 45% degli acquisti di attrezzature 'smart' è per telecamere con accesso remoto o sistemi di sorveglianza gestibili da smartphone. Subito dopo la sicurezza, l'attenzione va al risparmio: nella 'smart home' degli italiani sono presenti impianti intelligenti per la gestione del riscaldamento (19%), della climatizzazione (13%) e per il monitoraggio dei consumi energetici (13%).

Il bisogno di rassicurazione si riflette anche nel 41,6% che quando avverte un disturbo di salute cerca informazioni sul web, rivolgendosi comunque anche a un dottore, mentre il 6,1% utilizza la Rete come unica fonte di autodiagnosi. Il 91,5% utilizza Internet per capire la causa dei sintomi avvertiti, il 47,4% lo fa per decidere quali farmaci assumere, il 50,7% effettua ricerche per capire quali esami fare.

Diego Vaggi