Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

N. 2 - 7 feb 2018
ISSN 2037-4801

Focus - Le parole della scienza  

Salute

Il successo 'inesatto' del Dna

I risultati ottenuti e le potenzialità prospettate dalle ricerche su Dna e clonazione hanno colpito l'immaginario collettivo al punto tale che questi termini si sono diffusi nel linguaggio comune, al di là dell'ambito strettamente scientifico. Si legge su web e giornali e si sente su radio e tv, del Dna di automobili, squadre di calcio, moda e cucina. Per esempio, il 'Sole24Ore Motori' spiega che “la 570s Spider rispetta il Dna McLaren”; per l''Equipe' il giocatore Diego Costa “incarna a meraviglia il Dna dell'Atletico Madrid”; secondo il 'Corriere' “il Dna del marchio Tod resta forte e preponderante”; mentre 'Repubblica' riconosce che “la genialità in cucina è parte del Dna della cultura napoletana”.

“Con l'acronimo Dna si intende l'acido desossiribonucleico, un composto estratto circa 150 anni fa dai nuclei cellulari, da cui il termine 'nucleico'. Il termine desossiribo indica il particolare zucchero, desossiribosio, che compone la molecola”, spiega Paolo Vezzoni dell'Istituto di ricerca genetica e biomedica (Irgb) del Consiglio nazionale delle ricerche. “Si tratta di un polimero, cioè di una molecola ripetitiva che può contenere quattro diversi tipi di basi azotate. È quindi un composto che contiene uno zucchero, sempre lo stesso, quattro basi azotate a scelta, dette anche nucleotidi, e molecole di fosfato”.

Questo termine si affaccia al grande pubblico con l'avvio del Progetto Genoma diretto da Renato Dulbecco. “A partire dal 1953, si comprese che il Dna era il substrato dell'ereditarietà. Questo ha determinato il cambio di significato, la sigla è passata a indicare un aspetto non più chimico, ma soprattutto biologico e medico” prosegue Vezzoni. “Oggi è sinonimo di genoma e sottolinea il fatto che il Dna contenga i geni”.

Il Dna quindi diventa nel linguaggio colloquiale un sinonimo di 'caratteristica', più che di 'ereditarietà', come è inteso nel titolo della 'Stampa' “Il Regno Unito ha il commercio nel suo Dna”. “Il grande equivoco in questo caso sta nel fatto che si attribuisce al Dna un ruolo esagerato nella formazione di una personalità o addirittura di un popolo, dimenticando che il più delle volte l'ambiente che ci circonda ha un ruolo maggiore di quello della particolare configurazione genomica con cui ognuno di noi nasce, come ha rivelato l'epigenomica”, sottolinea il ricercatore dell'Irgb-Cnr. “Quindi, dire 'qualcosa è nel mio Dna' è come dire che tutto il nostro destino dipende da questa molecola, il che è certamente falso. Tuttavia il Dna è alla base dell'ereditarietà, spiega la teoria dell'evoluzione, oltre che lo sviluppo di numerose malattie, incluso il cancro. Non solo, esso ha anche dato origine a una grande quantità di tecniche di biotecnologia nel settore farmaceutico in quello degli Ogm e ha aperto nuove problematiche etiche. È comprensibile insomma che sia un termine molto usato”, conclude Vezzoni.

Continueremo quindi a ricorrere a questa affascinante parola in maniera inesatta: ormai fa parte del nostro Dna.

Diego Vaggi

Fonte: Paolo Vezzoni, , Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica presso Istituto clinico Humanitas, Milano, tel. 02/82245158 , email paolomaria.vezzoni@cnr.it, -