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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 3 ago 2017
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Marina Landolfi

Università ed Enti

Sfide e opportunità del settore assicurativo

Nonostante una congiuntura complessa, l'industria assicurativa italiana anche nel 2016 è rimasta centrale nel sistema economico e sociale. I premi diretti raccolti sono stati pari a 134 miliardi di euro (l'8% del Pil); gli investimenti sono ammontati a 741 miliardi (il 44% del Pil). La raccolta premi nei rami vita è stata di 102 miliardi, il flusso netto di raccolta è stato pari a 39 miliardi, l'assicurazione vita continua a rappresentare una delle forme più importanti di impiego del risparmio. Sono alcuni dei dati che Maria Bianca Farina, presidente dell'Ania, l'associazione che raggruppa le imprese assicuratrici, ha snocciolato nel corso dell'Assemblea annuale svoltasi a Roma.

Farina si è detta consapevole che l'industria assicurativa svolge un ruolo determinante nell'economia moderna: “Colmare il gap di protezione” è stata la sua parola d'ordine. Sono ancora poco diffuse, infatti, le coperture assicurative contro i rischi del lavoro, della famiglia, della salute, del patrimonio. Nel nostro Paese, esiste un gap di protezione ampio rispetto all'estero e il peso dei premi danni non auto pari grosso modo all'1% del Pil, è meno della metà o addirittura di un terzo rispetto ad altri grandi Paesi europei. Troppo poco.

Tra le parole chiave per invertire la tendenza e fare dell'Italia un Paese non più sottoassicurato c'è 'previdenza': gli iscritti al sistema integrativo in Italia sono meno di 8 milioni, un quarto dei lavoratori. Ma altrettanto importante è il termine 'sanità': “Un maggior ricorso a forme sanitarie integrative si potrebbe favorire rafforzando il ruolo della contrattazione collettiva, anche in materia di protezione contro il rischio di perdita dell'autosufficienza”, ha detto Farina. Poi ci sono le calamità naturali, sulle quali la presidente è stata chiara: “La soluzione è a portata di mano, come indicano le esperienze di Paesi a noi molto vicini (Francia e Spagna, ad esempio), e consiste nel creare un sistema misto, pubblico e privato, per la gestione ex-ante dei rischi catastrofali. Un sistema che garantisca tempi ragionevoli di risarcimento del danno, trasparenza nelle procedure, un focus adeguato sulla prevenzione”.

“Alla luce dei grandi cambiamenti a livello economico e sociale, è necessario che l'industria assicurativa colga la sfida di innovare radicalmente i modelli di business e di servizio”, ha concluso Farina, che ha sottolineato come occorra introdurre nuovi assetti di collaborazione fra pubblico e privato che rafforzino la spesa 'mutualizzata' e organizzata. Una spesa che si collochi in un quadro di certezze sull'intervento pubblico e incentivi la responsabilità dei privati.