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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 5 lug 2017
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Marina Landolfi

Università ed Enti

La ricerca vista dalla Banca d'Italia

La Banca d'Italia ha pubblicato a fine maggio la Relazione annuale, nella quale analizza i principali sviluppi dell'economia italiana e internazionale relativi all'anno precedente e, in un volume separato, la Relazione sulla gestione e sulle attività della Banca. Tra i temi affrontati, l'impegno sociale e la tutela dell'ambiente, con dati relativi ai contributi a sostegno di “progetti giudicati meritevoli nei settori della ricerca, della cultura, della formazione giovanile, dell'innovazione tecnologica e della solidarietà”. Come riportato nella Relazione, i sovvenzionamenti alla ricerca medico-scientifica e alle organizzazioni impegnate nell'assistenza a persone in stato di disagio sono ammontati a 300.000 euro.

Per quanto riguarda ricerca e innovazione, la Relazione specifica che “l'istituto eroga somme per contribuire a iniziative di interesse pubblico, osservando principi di economicità, trasparenza, pubblicità, correttezza, imparzialità” e che “nell'assegnazione dei contributi viene osservato un principio di rotazione per il quale i beneficiari non possono presentare un'ulteriore istanza nei due semestri successivi”.

Il bilancio dei rapporti tra ricerca e sviluppo in Italia, si legge nel testo, “mostrano una relazione positiva tra spesa in ricerca e sviluppo (R&S) e produttività aziendale; tale relazione persiste anche quando, invece della spesa, si consideri un indicatore di propensione a realizzare innovazioni, che meglio tiene conto dello sforzo innovativo da parte delle aziende di piccola dimensione, che spesso innovano senza effettuare o registrare ufficialmente gli investimenti in R&S”. Considerando vari indicatori, la Commissione europea include l'Italia tra gli “innovatori moderati”, con un ritardo rispetto ai principali paesi dell'area dell'euro. Nel 2016 gli investimenti immateriali rappresentavano in Italia il 15,8% degli investimenti totali, meno che in Francia (24) e Germania (18). Il rapporto tra la spesa in R&S e il Pil, seppure in costante, leggera crescita dal 2006, è in Italia ancora al di sotto della media dell'Unione europea (1,3% contro 1,9%), in particolare nel settore privato.

Dal 2013, poi, è stato profondamente ridisegnato l'insieme delle politiche destinate al sostegno dell'attività innovativa, con interventi in tutta la filiera dell'innovazione: finanziamento delle start-up, incentivi fiscali all'attività di R&S e agli investimenti in nuove tecnologie.

Per quanto riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo, in Italia si registra una “crescita dello 0,9% (dall'1,2% del 2015), mantenendosi pressoché invariata in rapporto al Pil (1,3%), circa la metà rispetto ai livelli della Germania e della Francia”. A determinare il ritardo italiano contribuiscono: “l'elevata frammentazione del sistema produttivo, unitamente alla più bassa propensione alla ricerca delle aziende di medie dimensioni”.

Dal documento emerge inoltre che nel 2016 “il numero di brevetti depositati presso il competente ufficio europeo (European Patent Office, Epo) è cresciuto per il secondo anno consecutivo, superando i 4.000 brevetti; l'aumento maggiore si è avuto nei settori dei trasporti e della chimica e farmaceutica. La quota italiana sul totale dei brevetti depositati presso l'Epo dai paesi dell'area dell'euro è salita all'8,2%, ma resta bassa se confrontata con il peso del Paese in termini di valore aggiunto o di popolazione residente”.

Eleonora Di Benedetto