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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 6 - 26 mag 2010
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Cultura

Imparare dal passato per un futuro sostenibile

Nasce l'Istituto delle conoscenze tradizionali, promosso dall'Unesco per raccogliere e custodire i saperi antichi e imparare dal passato come tutelare l'ambiente e il benessere delle persone. Sapere come i babilonesi realizzavano i giardini pensili sui tetti delle case per isolarle dal caldo e raccogliere l'acqua piovana. O come i nomadi del Sahara scavavano gallerie sotterranee per incanalare l'acqua dalle sorgenti e irrigare le coltivazioni nelle oasi. Queste e altre tecniche, custodite dall'Istituto delle conoscenze tradizionali, costituiscono un patrimonio di conoscenze in materia di architettura, urbanistica, agricoltura, pratiche sociali, che rischiava di andare perduto e che rappresenta un modello di riferimento per costruire stili di vita più sostenibili.

L'Istituto, che ha sede nel comune toscano di Bagno a Ripoli, già adesso raccoglie innumerevoli tecniche scomparse in 700 grandi 'famiglie tematiche'. Governi, amministrazioni e cittadini possono consultarle, imparando e riproponendo gli antichi metodi per risparmiare energia, denaro e migliorare la qualità della vita. Per esempio, i materiali tradizionali garantiscono una migliore coibentazione degli edifici rispetto al cemento, consentendo un isolamento termico degli interni di almeno cinque gradi, che significa tagliare ogni anno circa due tonnellate di CO2 per raffreddare e riscaldare una casa di medie dimensioni. In agricoltura, invece, l'uso del terrazzamento di pietra al posto delle dighe di cemento per proteggere il suolo dall'erosione permette di abbattere le emissioni di anidride carbonica legate alla produzione e al trasporto del cemento. Per un ettaro di terreno il risparmio è di circa 520 chili di CO2.
"Per conservare un ambiente adatto alla vita dell'essere umano bisogna valorizzare le conoscenze antiche, un patrimonio immateriale e preziosissimo", afferma il consulente Unesco Pietro Laureano, uno dei fondatori dell'Istituto. "I saperi tradizionali e il loro uso innovativo rappresentano la base per una tecnologia sostenibile, indispensabile per l'elaborazione di un nuovo modello di progresso umano".