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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 2 - 8 feb 2017
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Marina Landolfi

Università ed Enti

Le sfide della ricerca italiana

L'annuale analisi su Ricerca e innovazione (R&I) nelle nazioni europee dell'Osservatorio di ricerca e Innovazione (Rio) evidenzia nel 2016 qualche accenno di ripresa, benché i dati parlino di un'economia ancora troppo stagnante. Secondo il Rio, le sfide che il sistema italiano R&I deve affrontare sono quattro: le condizioni sfavorevoli per lo sviluppo; i finanziamenti pubblici destinati a questo settore; governance e gestione del sistema; la disuguaglianza tra Nord e Sud.

Il rapporto evidenzia innanzitutto come la ricerca italiana abbia ottenuto grandi soddisfazioni in termini di pubblicazioni scientifiche, nonostante i problemi di finanziamento (la percentuale di spesa per ricerca e sviluppo da noi è pari allo 0,7% del Pil), in parte legati a un'economia caratterizzata da piccole e medie imprese, perlopiù incentrate sull'alta densità di manodopera e con un'innovazione e uno sviluppo tecnologico limitati. Un altro indicatore di scarsa innovazione è la lentezza delle imprese italiane nel commercio online: nel 2014 solo il 18% delle grandi aziende e il 5,1% delle piccole e medie vendeva su internet, il peggior risultato di tutta l'eurozona.

Le attività di ricerca, così come le start up innovative, sono preponderanti al Nord rispetto al Centro e al Sud. Sul tema governance e gestione del sistema, si nota poi che le cinque regioni meridionali (Campania, Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia) tendono ad assorbire meno i fondi strutturali. La politica ha risposto creando l'Agenzia per la coesione territoriale, per gestire al meglio i fondi meridionali, e lanciando la Strategia nazionale di specializzazione intelligente, che identifica 12 aree specializzate su tutta la nazione, al fine di promuovere le sinergie e ridurre gli sprechi.

Il 29° Rapporto Italia dell'Eurispes parla di “un Paese dalle grandi potenzialità che vive paralizzato nel presente”, che “non sembra compiere nessuno sforzo verso il cambiamento”, come afferma il presidente Gian Maria Fara. Eurispes 2017 propone come chiave di lettura il concetto di autorevolezza, invitando a ritrovare l'antico “senso del dovere” attraverso il quale i nostri padri ricostruirono un Paese distrutto e a farne la strategia per ricostruire il sistema delle responsabilità e il futuro della società. “L'autorità formale non è più sufficiente a tenere le redini del gioco”, non conta “chi è investito di una carica”, ma “chi si adopera, chi presta aiuto, chi si rimbocca le maniche”, aggiunge Fara.

Ritardi si rilevano anche secondo Eurispes nei settori istruzione e ricerca. In Italia il 42% della popolazione possiede solo l'istruzione di base mentre il numero di laureati in matematica, scienze e tecnologia è pari al 13,2%, rispetto alla media europea del 17,1%. Le scarse prospettive di carriera e i bassi salari rendono difficile attrarre personale qualificato mentre i giovani laureati incontrano grandi difficoltà a entrare nel mondo del lavoro, perché considerati troppo (13%) o poco qualificati (21%). Non va meglio per la ricerca, anche perché la spesa è distribuita su un alto numero di iniziative, il che porta inevitabilmente a una perdita di efficacia degli investimenti.