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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 6 lug 2016
ISSN 2037-4801

Focus - Bella stagione?  

Ambiente

Le città al verde sono più fresche

Con l'arrivo dell'estate e l'innalzamento delle temperature è naturale rinfrescarsi accendendo il condizionatore. Un gesto che ha però un impatto forte sulla domanda di energia, oltre che sulla qualità della vita di tutti. Secondo dati recenti, se nel 2001 il divario inverno-estate dei consumi energetici era di 3.000 Mw a favore del periodo invernale, nel 2006 è avvenuto il sorpasso dei consumi estivi. Un fatto paradossale: per raffreddare gli ambienti chiusi viene immesso un numero maggiore di calorie nel sistema urbano, contribuendo alla creazione nelle città delle cosiddette isole di calore.

“A questo dato vanno aggiunti il cambio dei materiali da costruzione, la completa impermeabilizzazione dei suoli, la disposizione dei palazzi, che isolano la città dai flussi di avvezione dell'aria esterna, e i trasporti, che generano rilascio di calore con i processi di combustione dei motori”, spiega Teodoro Georgiadis dell'Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Bologna. “In estrema sintesi, possiamo dire che la quota di radiazione solare intercettata dalla città e da questa imprigionata e la generazione di calore per le attività antropiche sono la fonte dell'isola di calore e la causa del mancato benessere fisiologico delle persone”.

Esistono però interventi che possono migliorare la situazione: tra questi, la riprogrammazione del tessuto cittadino, per diminuire la quota di radiazione che resta intrappolata nei nostri comuni. “I materiali utilizzati nella costruzione degli edifici e delle pavimentazioni possono rappresentare una prima soluzione, se scelti tenendone presenti proprietà termiche e ottiche superficiali”, sottolinea Georgiadis. “Vanno usati materiali che non trattengano il calore e che retro-riflettano la radiazione solare incidente. A questi va però unita un'urbanistica che valuti la prossimità dei palazzi per non creare 'pozzi di San Patrizio' che trattengono tutta l'energia in ingresso”.

Anche l'uso della vegetazione urbana e il rinverdimento della città possono rivelarsi utili. “La vegetazione produce ombra e, tramite i propri processi fisiologici, trasforma il calore in evaporazione, sottraendo quote di energia e diminuendo l'impatto termico sul tessuto urbano”, precisa l'esperto. “Basti pensare che se si esamina una stessa superficie occupata da prato o invece adibita a parcheggio asfaltato si rileva che la percentuale del flusso di calore sensibile, ovvero quello che disturba il nostro comfort, passa dal 30% nel primo caso al 70% del totale dell'energia ripartita nel secondo. Non deve essere, però, vegetazione ornamentale, bensì studiata in sede di progetto per assolvere a questo compito”.

Un ruolo importantissimo nella gestione del microclima urbano è dato infine dalla disposizione degli edifici, che devono essere inseriti in un sistema territoriale vasto, nel quale i cittadini godano della mitigazione della temperatura provocata dalle zone rurali circostanti, più fresche. “Uno studio condotto su Parma dall'Ibimet-Cnr ha dimostrato che il ripristino dell'area verde nella zona in cui gli alberi erano stati tagliati durante la guerra di successione austriaca del 1745 incide ancora oggi sul benessere della popolazione parmense”, conclude Georgiadis. “Nell'esperimento condotto dall'Istituto del Cnr risultano evidentissime le zone di drenaggio dell'aria, che permettono a un ampio areale della città di giovarsi, in termini di benessere, di questi scambi di masse d'aria provenienti dalle aree rurali. La scelta storica fu quindi giusta a tutto vantaggio della popolazione, scelta che oggi, forse, con la presenza degli oneri di urbanizzazione, non verrebbe più presa”.

Emanuele Grimaldi

Fonte: Teodoro Georgiadis, Istituto di biometeorologia, Bologna, tel. 051/6399006 , email t.georgiadis@ibimet.cnr.it -