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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 2 - 10 feb 2016
ISSN 2037-4801

Focus - Emergenze  

Ambiente

Calamità geo-idrologiche: un pericolo antico

Frane e inondazioni in Italia sono fenomeni diffusi, ricorrenti e soprattutto pericolosi. Le problematiche legate al rischio geo-idrologico si ripresentano ogni anno quando eventi meteorologici particolarmente intensi sconvolgono zone del territorio nazionale, con inondazioni e frane che causano gravi danni, pesanti perdite economiche e soprattutto vittime.

Quella di natura idrogeologica è quindi un’emergenza alla quale, però complice la frequenza degli eventi, siamo ormai assuefatti. Ma non è una problematica meramente attuale né tanto meno rara: in Italia abbiamo informazioni di eventi disastrosi antichi di oltre 2.000 anni fa e sono disponibili serie storiche molto estese, sull’impatto, frequenza e distribuzione. Tra queste, il catalogo degli eventi con danni diretti alla popolazione copre un periodo di 1.426 anni, dal 589 d.C. al 2015, ed elenca più di 7.000 tra frane e inondazioni che hanno causato oltre 56.000 morti.

Dall’analisi dei dati nel catalogo emerge come, dal 1861 a oggi, la distribuzione temporale degli eventi non sia stata costante, ma presenti variazioni e scostamenti significativi. Il decennio a cavallo tra il 1960 ed il 1970 è ancora oggi il periodo con il più alto numero di eventi con vittime e presenta una frequenza annuale molto al di sopra della media, con un massimo assoluto in corrispondenza del 1966. Un altro picco si è avuto in corrispondenza degli anni novanta e a partire dal 2009 il trend è nuovamente in crescita, fatta eccezione per l’anno appena trascorso. 

Le ragioni di queste variazioni sono molteplici e includendo sicuramente l’incompletezza del catalogo nei periodi meno recenti e l’andamento delle precipitazioni quale causa primaria nell’innesco di questi eventi. Non meno importante è stato l’abuso attuato sul territorio: si sono costruiti edifici e strade, colonizzate le aree alluvionali, abbandonate le campagne e le aree montane e, di conseguenza, sovrappopolate le città. Nel tempo siamo passati da un’economia rurale e agricola a una industriale, consumando suolo e dimenticando la manutenzione del territorio. Tutte queste azioni, che dal dopoguerra si sono intensificate e mai rallentate, hanno sicuramente influenzato la frequenza, l’intensità e la distruttività degli eventi geo-idrologici.

A questa complessità abbiamo finora reagito con la logica dell’emergenza, che ha confinato unicamente dopo l’evento, l’azione in termini di rimedi, opere e provvedimenti legislativi. Ma la vera urgenza è quella di una politica programmatica di governo del territorio, che metta in atto concrete azioni di prevenzione e mitigazione. In questo senso anche il coinvolgimento attivo della popolazione permetterà di acquisire una più efficace cultura del rischio, al fine di ridurre la vulnerabilità e rendere la nostra una società resiliente.

Paola Salvati

Fonte: Paola Salvati , Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica, Perugia, tel. 075/5014 427, email paola.salvati@irpi.cnr.it