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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 2 - 10 feb 2016
ISSN 2037-4801

Focus - Emergenze  

Ambiente

Smog, tutta colpa dell'effetto mansarda

Nello scorso dicembre, fra un pranzo di Natale e un cenone di Capodanno, giungevano notizie allarmanti sui livelli di inquinamento raggiunti nelle principali città italiane. Una cosiddetta emergenza che, informavano i media, richiedeva interventi immediati mettendo a dura prova i nervi di chi doveva gestirla: blocco totale del traffico a Milano, targhe alterne a Roma, incentivo all’uso dei mezzi pubblici a Torino. Ma senza una regolamentazione unitaria, che indicasse a Comuni e Regioni come intervenire e con la esplicita speranza in un intervento salvifico del meteo.

D’un tratto, poi, l’emergenza inquinamento è scomparsa dalle prime pagine dei giornali ed è sorto il dubbio che si fosse trattato di un problema amplificato per catturare l’interesse del pubblico. Ma lo smog è poi tornato d’attualità tra fine gennaio e continua anche in questi giorni di febbraio.

“Si è trattato ed è una vera emergenza, perché le concentrazioni di molti inquinanti, tra cui le cosiddette polveri fini, hanno superato i valori previsti dalle normative ambientali europee ed italiane”, puntualizza Antonello Pasini, dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr. “L’impatto sulla salute di questi inquinanti è noto, soprattutto quello sulle malattie croniche come l’asma e le altre patologie respiratorie, oltre che sull’insorgenza di tumori. Proprio per questo gli amministratori locali si sono dati da fare per arginare il problema”.

Sacrifici motivati, dunque, quelli richiesti ai cittadini: non solo blocchi auto e domeniche ecologiche, ma anche riduzione delle temperature massime di riscaldamento negli edifici pubblici e privati e abbassamento dei limiti di velocità nelle zone urbane. Provvedimenti che però non sono stati efficaci, il ricercatore dell’Iia-Cnr spiega il perché: “In condizioni di alta pressione, assenza di venti e di piogge, gli inquinanti emessi al suolo dalle nostre attività si distribuiscono su un volume limitato di aria, perché la bassa atmosfera diviene completamente separata dall’aria sovrastante ed è alta solo decine o al massimo poche centinaia di metri. In queste condizioni, soffriamo di un effetto mansarda: è come se avessimo un fumatore incallito che accende le esigarette in una mansarda con il soffitto alto solo due metri. Dopo tre ore l'ambiente sarebbe completamente avvolto nel fumo. Se invece questa persona fumasse nella stanza di un palazzo rinascimentale con la stessa superficie ma con un soffitto alto sei metri, la concentrazione del fumo sarebbe molto minore”.

All’origine di questa emergenza ambientale c’è dunque la situazione meteorologica anomala di questo inverno, l’assenza di pioggia, neve, vento, il clima 'impazzito' che ci ha regalato un Natale caldo e soleggiato ma anche smog e siccità. “Purtroppo in una situazione simile il soffitto della bassa atmosfera è più assimilabile a quello di una mansarda che a quello di un palazzo rinascimentale”conclude il ricercatore. "In queste condizioni, gli interventi emergenziali danno pochi frutti, bisogna perciò decidersi a pensare a interventi importanti nelle nostre città, con la costruzione di una mobilità più sostenibile e incentivi per mezzi a basse emissioni”. Sono necessari interventi strutturali, dal momento che il freddo e la pioggia o la neve possono solo ridimensionare momentaneamente il problema, senza risolverlo.

Paola Manca

Fonte: Antonello Pasini, Istituto sull'inquinamento atmosferico, Monterotondo, tel. 06/90672274 , email pasini@iia.cnr.it -