Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 1 - 13 gen 2016
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Emanuele Guerrini

Socio-economico

La bufala corre su Facebook

Secondo un recente studio sulla diffusione delle notizie nei social media dal titolo  'The spreading of misinformation online', il basso livello di intermediazione nell'accesso alle informazioni facilita lo sviluppo di fenomeni virali in cui trovano ampio spazio numerose voci non confermate. In parole povere, è molto facile credere alle notizie false lette su Facebook e Twitter. Ma perchè? "Le bufale si diffondono tanto e velocemente perché sulla rete sociale tendiamo a fare amicizia con persone simili a noi, che fruiscono dei nostri stessi contenuti", spiega Walter Quattrociocchi, coordinatore del team di ricerca e del Laboratory of Computational Social Science dell’Imt Alti studi di Lucca.

Nello studio è stata sviluppata un'ampia e approfondita analisi quantitativa delle pagine di Facebook, concentrandosi sui meccanismi di diffusione di due tipi di notizie: quelle scientifiche e quelle che fanno capo a teorie complottiste, oppure notizie che non hanno fondamento scientifico ma che invece sono presentate come tali. Per esempio la teoria delle scie chimiche, le false notizie sul legame fra vaccini e autismo o la notizia secondo cui un'esercitazione militare sul suolo americano, denominata 'Jade Helm 15’, sarebbe stata in realtà un tentativo di colpo di Stato ordito dall’amministrazione Obama.

Il primo risultato dell'analisi è la constatazione che gli utenti tendono a selezionare e condividere i contenuti relativi a ciò che conferma un'idea di cui si è già convinti. Si creano così gruppi solidali su specifici temi e narrazioni che tendono a rafforzarsi e a ignorare tutto il resto: le discussioni spesso degenerano in litigi tra estremisti dell’una o dell’altra visione, con un'ulteriore rafforzamento della polarizzazione. “Questo contesto rende molto difficile informare correttamente e fermare una notizia infondata diventa praticamente impossibile”, spiega Quattrociocchi.

I ricercatori hanno inoltre scoperto che i vari gruppi, pur mostrando omogeneità rispetto ai contenuti di interesse, sono caratterizzati da dinamiche differenti di diffusione delle notizie. Per esempio, le teorie complottiste si diffondono più lentamente delle voci di interesse scientifico, ma, a differenza di queste ultime, maggiore è la loro vita e più ampia è la loro diffusione.

Emanuele Guerrini