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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 16 dic 2015
ISSN 2037-4801

Vita CNR   a cura di Francesca Gorini

Ambiente

La CO2 si ferma insieme allo spreco di energia

Nonostante ai nostri giorni più dell’80% dell’energia sia ricavata da combustibili fossili, l’utilizzo di fonti rinnovabili è in crescita e c’è la possibilità che entro il 2050 queste ultime soddisfino la metà della domanda. Un passaggio che potrebbe essere accelerato evitando gli sprechi e contribuendo così a ridurre l’emissione di gas serra nell’atmosfera. È quanto evidenzia Giampaolo Vitale, dell’Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l’automazione (Issia) del Consiglio nazionale delle ricerche di Palermo, attraverso un’analisi degli impianti industriali odierni e dei limiti della produzione di energia elettrica da rinnovabili, presentata a Bucarest in occasione del 14esimo congresso mondiale sull’energia rinnovabile (Wrec).

“Secondo l’Electric Power Research Institute (Epri), negli Stati Uniti circa il 48% dell’energia elettrica è utilizzato per il condizionamento dell’aria in applicazioni industriali. Nella maggior parte dei casi la regolazione avviene mediante valvole che ostacolano il flusso di aria lasciando che il motore lavori a piena potenza anche quando non è necessario. Se si usasse un convertitore che regola la velocità del motore, si risparmiare fino al 20% in potenza”, afferma Vitale.

Limitare la domanda di energia pro capite non implica necessariamente un peggioramento delle condizioni di vita o un impoverimento sociale. “Il Giappone e le più ricche nazioni europee consumano circa 150 Gigajoule l’anno pro capite e la Svizzera circa 75 GJ/anno per persona” precisa Vitale, “Negli Usa si consuma una quantità di energia pari a circa 300 GJ/anno persona, l’equivalente di 50 barili di petrolio pro capite, che corrispondono ad immettere nell’atmosfera circa 20 tonnellate di CO2. Questo valore è praticamente stabile dal 1970”.

L’ultima sfida per poter velocizzare il passaggio da una fonte all’altra, è quella di investire sulle tecnologie che permettano l’accumulo di grandi quantitativi di energia. “Le fonti energetiche tradizionali hanno impiegato circa 50 anni per passare dal 5 al 50% del mercato. Lo stesso sta accadendo per le energie rinnovabili ma si pone l’interrogativo se il pianeta sarà in grado di attendere tutto questo tempo considerando i valori attuali e la velocità di accrescimento del riscaldamento globale e della CO2”, conclude il ricercatore. “Spesso si ha il picco di produzione da rinnovabile - sole allo Zenith in giornate limpide per il fotovoltaico o giornate particolarmente ventose per l’eolico - quando la richiesta di energia elettrica è inferiore alla disponibilità, per cui si ha un eccesso di produzione rispetto alla domanda e il valore di mercato diminuisce. La risposta a questo problema sta nell’investire in sistemi di accumulo che permettono di immagazzinare l’energia per poi cederla a seconda della necessità”.

Diana Tartaglia

Fonte: Gianpaolo Vitale, Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l'automazione, Palermo, tel. 091/6113513 , email vitale@pa.issia.cnr.it -