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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 26 ago 2015
ISSN 2037-4801

Focus - Divulgazione o deformazione?  

Ambiente

Dal paradiso terrestre all'inferno del Global Warming

'Laudato si’, l'enciclica papale “sulla cura della casa comune”, propone un nuovo attore, la Chiesa, sulla scena della rappresentazione pubblica del Global Warming che già da qualche decennio vede protagonisti la politica, l'industria, l'associazionismo ambientalista e la comunità scientifica internazionale. Ma il nuovo interprete sembra avere un ruolo per nulla secondario rispetto agli altri, considerato il numero di fedeli non trascurabile, il 31,5% degli aderenti alle religioni di tutto il mondo, più di due miliardi di persone. Si comprende, quindi, quanto questo documento stia rilanciando un tema, quello dei cambiamenti climatici, che ha avuto il suo massimo storico di visibilità mediatica con l'uscita nel 2006 di 'An Inconvenient Truth' di Albert Arnold 'Al' Gore. L’allora numero due della Casa Bianca presieduta da Bill Clinton fu capace non soltanto di vincere l'Oscar per la categoria documentari, ma perfino di vedersi assegnato il premio Nobel per la Pace ex aequo con l'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change).


Ciò che ha scritto Francesco potrebbe ottenere risultati ancora maggiori, considerata la possibilità di incidere sul tessuto sociale dei credenti a partire dal basso della società: sensibilizzando, cioè, le coscienze di milioni e milioni di persone. E, fatto significativo se non addirittura storico, basando la comunicazione sugli effetti dei cambiamenti climatici non soltanto su una visione etico-religiosa, ma sui dati della comunità scientifica internazionale. Prima di pubblicare l'enciclica, infatti, il Santo Padre ha voluto ascoltare la parola degli esperti in materia, al fine di comprendere quanto il comportamento umano possa avere inciso (e potrà ulteriormente farlo) sul surriscaldando del pianeta.
Gli esperti afferivano tutti al mainstream scientifico sul tema, le cui idee e risultati di ricerca confluiscono nel 'Fifht Assessment Report 2013' dell'Ipcc, la più autorevole pubblicazione al mondo sul tema, appartenenti a coloro che sostengono le cause antopogeniche del Global Warming. Non a caso in 'Laudato si’ l'attenzione è incentrata non soltanto sui danni alla natura, ma soprattutto sulle difficoltà che i poveri, i più deboli, devono affrontare a causa delle catastrofi connesse ai cambiamenti climatici. Un concetto, questo, che va nella direzione del pensiero affermato da molti studiosi come Mario Tozzi, noto divulgatore e ricercatore dell'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr, secondo il quale “non c'è la volontà da parte dei Paesi sviluppati di intervenire sui propri modi di vita, rinunciando a un po’ di benessere in favore della Terra e delle sue risorse naturali”.


A questa netta presa di posizione della Chiesa ha fatto seguito la reazione degli scienziati avversi alla tesi, pur ampiamente prevalente tra i ricercatori, che imputa all’impatto antropico il riscaldamento globale e, addirittura, sostenitori dell'inesistenza di una crisi climatica in atto. Una delegazione è giunta a Roma, preceduta da un comunicato ufficiale firmato da Joseph Bast, presidente del The Heartland Institute di Chicago, legato a gruppi industriali: “Gli esseri umani non stanno causando una crisi climatica sulla verde terra di Dio – in realtà, essi adempiono al loro dovere biblico di proteggerla e usarla per il bene dell'umanità. Anche se il cuore di Papa Francesco è sincero, ha disinformato il mondo e il suo gregge mettendo la Sua autorità morale al servizio della posizione non scientifica delle Nazioni Unite sul clima”.


Come si può orientare il comune cittadino tra così diverse e fortemente contrastanti posizioni? La posizione sulle cause antropogeniche è sostanzialmente condivisa dalla comunità scientifica. “Il clima sta cambiando per colpa dell'uomo”, dichiara Antonello Pasini dell'Istituto sull'inquinamento atmosferico del Cnr. Una delle argomentazioni di chi non condivide una presa di posizione così netta riguarda la corretta misurazione delle variazioni climatiche: Teodoro Georgiadis dell'Istituto di biometereologia (Ibimet) del Cnr, per esempio, dichiara a proposito che “lo scettico è uno che mette sicuramente in conto che esista un meccanismo di responsabilità umana, ma pensa che ancora non sia definita bene una percentuale”. Mentre Franco Prodi, già direttore dell'Isac-Cnr, sostiene da sempre che sui cambiamenti climatici “sappiamo ancora troppo poco. L'immensità del campo di energia coinvolto dall'irradiazione solare sul Pianeta, più la complessità del filtro atmosferico, e mille altre varianti, non consentono certezze a buon mercato, classificazioni facili”.


L’approccio pacato, rispettoso e soprattutto condotto con rigorose è la caratteristica di chi fa ricerca con metodo condiviso. La scienza, per sua natura, non 'vende’ verità, ma proprio attraverso un metodo condiviso cerca, da sempre, di raggiungere dei risultati razionali: che, comunque, non saranno mai 'verbo’, poiché la natura, cioè la realtà fisica in cui siamo immersi, è di per sé complessa e di difficile lettura.

Renato Sartini

Fonte: Antnello Pasini, Istituto sull'inquinamento atmosferico, Monterotondo , email pasini@iia.cnr.it - Mario Tozzi, Istituto di geoscienze e georisorse, Roma, tel. 06/49914506 , email mario.tozzi@cnr.it -