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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 22 lug 2015
ISSN 2037-4801

Focus - Animali come noi  

Socio-economico

Suicidio, è una prerogativa umana?

Negli ultimi anni la cronaca ha riportato diversi casi di 'suicidio animale’ o, meglio, di episodi in cui diverse specie hanno dimostrato atteggiamenti almeno in apparenza autolesionisti. In Cina, ad esempio, un cigno, dopo aver assistito alla morte di un proprio genitore avrebbe tentato di togliersi la vita affogandosi. Per i cani la casistica è 'storica’: già nel 1845 l’'Illustrated London News' riportava la storia di un terranova che aveva tentato l’annegamento più volte, tenendo la testa in acqua e le zampe immobili, fino a riuscire nel suo intento: un’ostinazione tale da far apparire il gesto come estremamente consapevole.

Ma è davvero corretto parlare di suicidio animale? “È errato porre l’uomo da una parte e gli animali dall’altra: ricordiamo che facciamo parte dello stesso regno, essendo noi scimmie antropomorfe”, risponde Giovanni Amori, dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise) del Cnr. “Chiarito ciò, parlare di suicidio implica una presa di coscienza molto profonda, che probabilmente non è esclusiva dell’uomo ma certamente non può essere presente in tutti gli animali. I casi a cui facciamo riferimento sono riportati dalla cronaca giornalistica e non sono mai stati oggetto di studi scientifici”.

È vero, però, che esistono tra gli animali comportamenti volti a difendere la specie d’appartenenza, come ad esempio quelli delle termiti 'kamikaze’, che fanno esplodere il proprio addome, espellendo un liquido repellente che colpisce gli aggressori. Molte farfalle, superata l’età riproduttiva, si lasciano cadere a terra sbattendo le ali fino allo sfinimento e alla morte, attirando l’attenzione dei predatori su di sé anziché sugli esemplari più giovani. Accade inoltre che gli animali si sacrifichino per tutelare la prole, ma anche questo è un atteggiamento che trova un senso nel desiderio, comune a ogni individuo, di tramandare i propri geni alle generazioni future.

Nella maggior parte dei casi, sono i cani a farla da protagonisti in questo genere di eventi. Una buona percentuale di loro mostra atteggiamenti suicidi una volta venuta a mancare la figura riconosciuta come padrone. Non mancano poi presunti episodi di 'suicidi di massa’, come quelli del ponte di Overtoun a Dumbarton, nelle vicinanze di Glasgow, dove sarebbero stati registrati numerosi morti autoindotte di cani che si sono gettati nel vuoto. “Il cane è stato addomesticato dall’uomo a partire dal lupo o dallo sciacallo, pertanto identifica il padrone come l’animale alfa-dominante: una volta rimasto solo, si lascia morire”, conclude Amori. “Ma in molti casi farebbe la stessa fine ugualmente, per incapacità a sopravvivere da solo”.

Gabriella Esposito

Fonte: Giovanni Amori, Istituto per lo studio degli ecosistemi del Cnr, Roma, tel. 06/49914769 , email g.amori@ise.cnr.it -